Ieri il talk Including Diversity

Cnmi: inclusione e diversità diventano un Manifesto

Inclusione e valorizzazione della diversità sono i temi sviluppati durante il talk Including Diversity, organizzato ieri da Camera Nazionale della Moda Italiana presso il Teatro Gerolamo di Milano.

In un momento storico di continuo cambiamento, l’industria della moda non può sottrarsi dal promuovere modelli meno standardizzati e riflettere sulla varietà di background sociali e culturali. Partendo da questi presupposti, Cnmi scende in campo con l’obiettivo di creare una maggiore consapevolezza nel fashion system, nell’opinione pubblica e anche tra i consumatori finali.

«Siamo convinti che la moda possa e debba interpretare un ruolo speciale nella pratica dell’accoglienza e dell’inclusione della diversità, perché è avanguardia, specchio dei tempi e pioniera di trend e cambiamenti. Basti pensare che 2 miliardi e 600mila persone sono connessi con questo mondo», ha spiegato il presidente di Cnmi, Carlo Capasa.

«Questo processo può creare un valore aggiunto – ha sottolineato -. Promuovendo l’equità di genere, e non solo nelle aziende di moda, il Pil globale aumenterebbe del 26% entro il 2025».

Per attuare concretamente questa trasformazione nella fashion industry, Cnmi ha lanciato un Inclusion and Diversity Manifesto, presentato dal presidente e redatto dal tavolo di lavoro nato nel 2017 su Hr & Education. La finalità è orientarsi verso policy aziendali più inclusive, partendo dai concetti di etnia, genere, orientamento religioso e sessuale, età, abilità mentali e fisiche, nonché condizioni socio-economiche.

«La strada da fare è lunga e per questo abbiamo raccolto nel Manifesto le informazioni e le consapevolezze di questi due anni di riflessione sul tema – ha informato Capasa - . È necessario che l'idea di inclusione sia integrata nella struttura complessiva del business e Cnmi s’impegnerà a monitorare come i brand implementeranno i 10 punti del Manifesto all’interno della cultura aziendale».

Ad arricchire l’evento il panel moderato dalla giornalista Mariangela Pira, in cui è stato presentato uno studio realizzato all’interno del gruppo francese del lusso Kering, con il supporto degli house brand Bottega Veneta, Gucci e Pomellato, la società Valore D e Cnmi: tema, il gender gap nella luxury supply chain e le misure per superarlo, spingendo i fornitori verso l'uguaglianza nei posti di lavoro. Dalla ricerca sono emerse problematiche relative alla disparità di stipendio, ai criteri di accesso a cariche di leadership, alla gestione dei periodi di maternità e alla violenza sul luogo di lavoro.

L’impegno è quello di fornire strumenti adatti tra cui corsi di formazione, partendo dalle risorse umane. «La leadership femminile per noi rappresenta un punto focale e ci prefiggiamo di portare avanti programmi di training - commenta la chief operating officer di Pomellato Rossella Ceruti - che si aggiungono a  campagne di sensibilizzazione per creare maggiore consapevolezza».

Sono intervenuti sempre in rappresentanza del gruppo Kering Baptiste Cassan-Barnel, sustainability manager di Bottega Veneta, Barbara Lissi, global head of supply chain di Kering eyewear, e Rossella Ravagli, head of corporate sustainability & responsibility di Gucci

Sul palco si sono alternati spunti e riflessioni di Paola Antonini, modella e influencer intervistata dalla direttrice di Io Donna, Danda Santini, e Lea T, top model e attivista, insieme al direttore di Vogue, Emanuele Farneti e all’atleta paralimpica Veronica Yoko Plebani, che hanno portato le loro esperienze di vita, sottolineando l’importanza  di essere rappresentate nel mondo della moda.  

Presenti all'iniziativa il cavaliere del Lavoro e presidente onorario di Camera Moda Mario Boselli, la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti e il presidente del consiglio comunale Lamberto Bertolé.

«I nomi che hanno partecipato alla giornata odierna sono la fotografia di come l’inclusione e la diversità possano creare un valore aggiunto», ha concluso il presidente Capasa.

Nella foto, da sinistra: Lea T, Carlo Capasa, Veronica Plebani, Chris Richmond Nzi (founder di App Mygrants) e Paola Antonini.

a.s.
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