al vertice della fédération de la haute couture et de la mode

Ralph Toledano: «Il digitale è indispensabile, ma niente può sostituire una sfilata»

Superata la pandemia, le sfilate fisiche riprenderanno quota. Ne è convinto Ralph Toledano, al vertice della divisione moda del Gruppo Puig, nonché presidente della Fédération de la Haute Couture et de la Mode.

Riassumendo una sua lunga intervista a wwd.com, emerge infatti la sua predilezione per le passerelle "vere", quelle che fanno emozionare e «dove tutto diventa possibile», senza contare che rappresentano un punto d'incontro unico tra gli addetti ai lavori internazionali.

Solo in queste occasioni è possibile, secondo Toledano, percepire, annusare e spesso toccare il lavoro di mesi e mesi di intenso lavoro da parte degli uffici stile e, più in generale, della macchina che fa girare il sistema moda.

«Non penso che siamo vicini a trovare un'alternativa ai défilé fisici», chiosa il manager, associando questi eventi a vere celebrazioni della passione e della creatività di un intero settore. 

Il digitale aiuta, certo, soprattutto in periodi come quello che stiamo vivendo. «Rappresenta una fonte di innovazione al servizio della creatività - chiarisce Toledano - e lo dimostreremo con i nostri progetti di luglio, legati al menswear e alla couture».

Non tutto però gioca a favore delle sfilate fisiche. I "pro" superano i "contro", ma tra questi ultimi spiccano i costi. Di conseguenza, le presentazioni del futuro sono destinate a essere più intime, oltre che rispettose del social distancing.

In primo piano inoltre l'impatto sull'ambiente, sia degli spostamenti che di altri fattori legati alle fashion week: aspetti sui quali, afferma Toledano, la Fédération sta lavorando, a caccia di soluzioni sostenibili per l'intera filiera.

Il presidente della Camera Moda francese ritiene che, a parte casi specifici, presentare le collezioni uomo e donna separatamente rafforzi il loro impatto e, per quanto riguarda il see now, buy now, che possa funzionare solo per i cosiddetti consumer-driven brand e per quelli impostati sul lifestyle. In altri termini, questa formula commerciale e la creatività non vanno d'accordo.

Non si dice preoccupato di scelte controcorrente, come quella di Yves Saint Laurent che ha deciso di presentare la nuova collezione con tempi e modi solo suoi: «Ho avuto rassicurazioni sul fatto che il brand tornerà in calendario a febbraio. Un "liberi tutti" è inconcepibile: l'industria della moda non ha istinti suicidi».

Toledano si sofferma sulle stagionalità e le consegne, prendendo una posizione simile a quella di Dries Van Noten e dei suoi sostenitori: le collezioni, sottolinea, dovrebbero essere vendute da agosto/settembre fino a febbraio per l'autunno-inverno e da febbraio/marzo ad agosto per la primavera-estate, con i saldi posizionati a settembre e a marzo, perché «le svendite anticipate sono un cancro della nostra industria».

Il futuro, spiega, è una questione di creatività, che deve sempre e comunque stare al centro, di ascolto della clientela in base a un approccio direct-to-consumer, di utilizzo strategico dell'intelligenza artificiale ma con l'esaltazione del fattore umano come altra faccia della medaglia.

«La moda non decadrà - conclude -. I prossimi 10-18 mesi saranno duri ma poi il comparto risorgerà, probabilmente cambiato in meglio. La pandemia non può mutare la natura delle persone, che amano da sempre sognare, vestirsi, ornarsi, essere desiderabili e cercano l'artigianalità, anche per essere differenti dalle altre. Il Covid-19 non potrà mai cancellare tutto questo».

a.b.
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