Alla Cop27 fibre green al centro

Griffe e fast fashion si impegnano nella salvaguardia delle foreste

Coordinata dall’organizzazione ambientalista Canopy, la moda ha preso un impegno preciso alla Cop27, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Sharm el-Sheikh fino al 18 novembre. Realtà del fast fashion come H&M e Inditex, maison come Stella McCartney e gruppi come Kering, che controlla Gucci, Ysl, Bottega Veneta e Balenciaga, intendono acquistare 550mila tonnellate di fibre alternative a quelle derivanti dal legname, a bassa emissione di carbonio e a basso impatto ambientale, per tessuti e imballaggi.

Ciascuna delle aziende firmatarie si rivolgerà a catene di approvvigionamento rispettose delle foreste, che utilizzano alternative sostenibili e a basse emissioni di carbonio, dette Next generation solutions.

«Siamo entusiasti di portare avanti questo impegno con partner lungimiranti che sono disposti a sfidare lo status quo e, così facendo, a fornire una svolta a queste tecnologie rivoluzionarie - commenta Nicole Rycroft, fondatrice e direttore esecutivo di Canopy -. Ci permetteranno di fare un salto verso i 64 miliardi di dollari di investimenti in alternative sostenibili, necessari per garantire la conservazione delle foreste per la stabilità del clima e della biodiversità del nostro pianeta».

Oggi un terzo delle aziende più influenti del mondo non ha ancora preso impegni per la conservazione delle foreste, come risulta a Canopy, nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica secondo cui almeno il 50% delle foreste mondiali deve essere conservato o ripristinato entro il 2030, per garantire che l'aumento della temperatura globale rimanga al di sotto di 1,5 °C.

Ogni anno, oltre 3,2 miliardi di alberi vengono abbattuti per produrre fibre per imballaggi e abbigliamento, rilasciando grandi quantità di CO2 nell'atmosfera. Le alternative al legno, come i residui agricoli e i tessuti riciclati, sono prontamente disponibili e possono evitare l'abbattimento di foreste a questi ritmi insostenibili. Il passaggio alle soluzioni di nuova generazione potrebbe contribuire a evitare quasi 1Gt di emissioni di CO2 da qui al 2030, secondo Canopy.

L'impegno collettivo di aziende come Kering e H&M dovrebbe contribuire a sbloccare gli investimenti necessari per la costruzione di 10-20 nuove cartiere di nuova generazione a basso impatto ambientale. Ciò fornirà alle comunità agricole e alle città nuovi mercati per la combustione dei residui di paglia e il conferimento in discarica dei tessuti, evitando che circa 2,2 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra finiscano nell'atmosfera, rispetto alla produzione equivalente di fibre forestali vergini.

Rispetto alle fibre forestali, le Next-Generation Solutions hanno in media dal 95% al 130% in meno di emissioni di CO2, fra il 18% e il 70% in meno di esaurimento delle risorse energetiche fossili, dall'88 %al 100% in meno di impatto sull'uso del suolo e un impatto almeno 5 volte inferiore sulla biodiversità e le specie minacciate.

«Sono orgogliosa di dire che collaboriamo con Canopy dal 2014 e che dal 2017 siamo un marchio a deforestazione zero - commenta la designer e imprenditrice Stella McCartney -. Non ci riforniamo mai da foreste antiche, in pericolo o protette. Dobbiamo agire oggi per proteggere le nostre foreste per il domani».

«In Kering puntiamo a ridurre la nostra impronta sulla biodiversità e a contribuire alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi critici - afferma Yoann Régent, responsabile di Kering per l'approvvigionamento sostenibile e le iniziative per la natura -. Siamo entusiasti di unirci al nostro partner di lunga data Canopy, per sostenere una rapida scalata della produzione di materiali sostenibili di nuova generazione e l'adozione di fibre alternative a basse emissioni di carbonio e a bassa impronta per i tessuti e gli imballaggi in carta».

Anche questa iniziativa collettiva è un passo avanti del fashion, che dovrebbe permettere alla filiera di scendere qualche gradino nella classifica delle industrie più inquinanti al mondo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il settore produce dall'8% al 10% di tutte le emissioni globali di CO2. Ogni anno immette infatti nell’atmosfera tra i 4 e 5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.
e.f.
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