Alla Fondazione Sozzani

Il guardaroba di Franca Sozzani in vendita per sostenere la ricerca

«Voglio essere me stessa. Non mi interessa ciò che è o non è di moda, non sono una fashionista, voglio avere il mio stile. Mi piace il colore, mi piacciono i pezzi classici con carattere, amo i gioielli. Il mio stile è difficile da descrivere a parole. Ciò che conta è sentirsi se stessi»: parole di Franca Sozzani, iconica direttrice di Vogue Italia scomparsa nel 2016 a 66 anni, i cui vestiti, accessori, opere d’arte e di fotografia sono in mostra presso la Fondazione che porta il suo nome, in via Tazzoli 3 a Milano, e anche in vendita a favore di The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics dell’Harvard Medical School, nato su iniziativa del figlio Francesco Carrozzini.

Obiettivo di questo fondo, cui andranno tutti i ricavi dell’iniziativa, è avanzare nella ricerca sulla genomica preventiva in modo che tutti, indipendentemente dall’etnia o dalla provenienza socioeconomica, possano avere accesso a strategie personalizzate per promuovere la salute.

Come è noto, Franca Sozzani ha spesso utilizzato le pagine di Vogue Italia per sostenere cause come la protezione dell’ambiente o la valorizzazione dei creativi africani con Rebranding Africa, senza contare il suo ruolo di ambasciatrice per Fashion 4 Development e l’avvio nel 2014 di Vintage Project, un negozio permanente con abiti e accessori dei più significativi fashion brand a favore dello Ieo (Istituto Europeo di Oncologia).

Il vintage, del resto, era una sua passione, sempre nell’ottica di creare uno stile diverso da tutti. Per questo in via Tazzoli sono esposti alcuni pezzi d’antan, scovati da Franca nei negozi specializzati, insieme a modelli di Azzedine Alaïa, Prada, Yves Saint Laurent, Gucci, Valentino, Miu Miu, Alberta Ferretti e molti altri, oltre agli accessori di Fendi e Louis Vuitton e alle scarpe di big del settore come Manolo Blahnik (Nella foto sotto, Franca Sozzani in Valentino e Francesco Carrozzini nel 2016, immortalati da Bruce Weber).



Creazioni legate a occasioni private e pubbliche, accompagnate da un certificato di autenticità del Franca Sozzani Fund. Una selezione di 25 pezzi è completata da un’etichetta Nft, in collaborazione con la piattaforma Nft phygital Web3 Spin by Lablaco, che permette di leggere la storia dell’abito. È inoltre possibile vederlo contestualizzato, scannerizzando un QR Code.

Acquistabili, come si diceva, anche opere d’arte e fotografia, firmate Vanessa Beecroft, Peter Lindbergh, Mats Gustafson, Steven Meisel e Takashi Murakami.

«Vedere i vestiti più amati da Franca chiusi in una scatola - spiega a fashionmagazine.it la sorella Carla Sozzani - mi metteva tristezza. Condividere il suo mondo fa sì che il suo heritage abbia una continuità e uno scopo» (Nella foto sotto, da sinistra, outfit di Gucci, Fendi, Givenchy e Valentino - gli ultimi due -, in mostra in via Tazzoli).


«Di lei mi manca tutto, anche i litigi - confida -. Era fedele nelle amicizie, una vera combattente per quello in cui credeva e non l’abbandonava mai una vena di humour, anche su se stessa. Mi dà serenità liberare i capi a cui era affezionata e dare loro nuova vita destinando i proventi alla ricerca, di cui c’è più che mai bisogno».

Già nel 2019 era andata in vendita una selezione della private collection di Franca Sozzani, sempre a favore di The Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics, ma online su Yoox.

Nella foto di apertura, firmata Bruce Weber, Franca Sozzani in Valentino e Francesco Carrozzini alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016.

a.b.
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