dopo la lettera di michele ai dipendenti

Bizzarri e il "caso Gucci": «Quel maglione ci ha aperto gli occhi»

La scorsa settimana un maglione con passamontagna di Gucci, contro cui i social hanno puntato il dito affermando che evocava la pratica razzista del "blackface", era stato ritirato rapidamente dalla vendita, ma questo non è bastato a spegnere le polemiche.

Nei giorni successivi il sarto newyorkese Dapper Dan non è stato tenero con la griffe, nonostante tra lui e Gucci sia in atto una collaborazione. «Prima che un marchio, sono un uomo di colore - ha twittato -. Non c'è nessuna scusa che possa cancellare questo tipo di insulto. Non esiste inclusività, se non c'è responsabilità».

A gettare benzina sul fuoco è intervenuto il regista Spike Lee, che sempre attraverso i social ha attaccato sia Gucci che Prada (marchio coinvolto in un episodio simile, sfociato nel ritiro di un accessorio con un pupazzetto scuro dalle labbra "troppo rosse", ndr). «Non indosserò più capi di questi due brand - ha scritto sul suo account officialspikelee - finché non assumeranno dei designer di colore. Svegliatevi!». 

Una nuova puntata è datata ieri quando, come si legge su wwd.com, il direttore creativo Alessandro Michele ha indirizzato a tutti i 18mila dipendenti di Gucci una lettera, esprimendo «il dolore di questi giorni: mio e delle persone che hanno visto in uno dei miei progetti creativi un insulto intollerabile».

Michele ha spiegato che il maglione incriminato, ben lungi dal voler trasmettere un messaggio razzista, è stato concepito come tributo alla camouflage art di Leigh Bowery. «Comunque - ha aggiunto - sono consapevole del fatto che talvolta le nostre azioni possono causare conseguenze che vanno al di là delle nostre reali intenzioni ed è quindi necessario assumersi la piena responsabilità».

Il designer ha ribadito di essere dispiaciuto, ricordando la celebrazione della diversità che da sempre contraddistingue il suo lavoro, «l'unica causa che voglio sostenere».

Intervistato in esclusiva da wwd.com, il ceo di Gucci Marco Bizzarri ha ribadito che lo scivolone non è stato ovviamente intenzionale, «ma non ci sono scuse - ha sottolineato -. Nonostante tutti gli sforzi fatti in azienda sulla conoscenza e la tutela della diversità, non abbiamo ancora raggiunto da questo punto di vista un livello ottimale».

Durante un recente viaggio negli States, Bizzarri ha toccato con mano quanto siano importanti queste tematiche per la gente e per gli stessi dipendenti dell'azienda del gruppo Kering: «Gucci è una realtà globale e, in quanto tale, rispecchia la società».

«In Gucci siamo una famiglia - ha concluso - e i nostri comportamenti vanno di conseguenza. Solo rafforzando la conoscenza e la comprensione, oltre a dialogare in modo sincero e trasparente con le comunità, eviteremo che quello che è accaduto succeda ancora. Dobbiamo innanzitutto educare noi stessi» (nella foto, la sfilata autunno-inverno 2018/2019 di Gucci).


an.bi.
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