anticipazioni sul progetto azfashion

Alber Elbaz: «Vi racconto la mia dream factory con Richemont»

A pochi giorni dall'annuncio a sorpresa della nascita della joint venture AZfashion insieme al Gruppo Richemont, Alber Elbaz rompe il riserbo sul progetto, che nei giorni scorsi ha definito «una dream factory», rivelandone in un'intervista il mood, più che le iniziative concrete.

«Non voglio essere disruptive e non mi interessano le guerre, le lotte o le rivoluzioni - dice a wwd.com -. Quello che sto facendo è resettare per ricominciare, dando inizio con ottimismo a una nuova storia».

«Non avevo mai incontrato prima nessuno di Richemont, tantomeno il patron Johann Rupert - aggiunge - ma quando ci siamo visti è scattata un'energia positiva. A chi mi chiede "perché loro?", rispondo “per le persone". Il gruppo inoltre ragiona in un'ottica di lungo termine e non mette fretta ai suoi partner, il che è fondamentale quando si parla di designer».

Elbaz torna sulla definizione «dream factory»: «Oggi si parla tanto di dati, algoritmi, produzione, ripetizione. Invece la mia dream factory vuole essere il luogo dell'autenticità: non è necessario che tu sia quadrato, se sei tondo va bene lo stesso».

«Il nostro - chiarisce - non è un incubatore ma una fucina di cose reali, con il sogno come punto di partenza e il prodotto come quello di arrivo. Un prodotto che ha a che fare con la creatività, il know how, la tradizione e l'artigianalità, ma anche con la funzionalità e la praticità, oggi determinanti. Il compito di noi creativi è ascoltare il mercato, le donne in particolare, e capire quando c'è da fare un passo indietro e quando uno avanti».

AZfashion «punta a realizzare progetti rilevanti per il momento in cui viviamo. Siamo una startup, o meglio una luxury startup, quindi stiamo scrivendo una nuova pagina e iniziando una nuova storia, contando su persone smart e di talento».

La scelta cade dunque sul lifestyle, in una fase che vede molti marchi specializzarsi in abiti, accessori o sneaker. «Perché fare quello che qualcun altro sta già facendo?» commenta Elbaz, ricordando come la sua personalità poliedrica e multisfaccettata lo porti a scelte fuori dal coro.

Allo stesso modo, alla voce distribuzione non si pone la scelta tra online e offline: «Amo l'innovazione ma anche la storia, l'artigianato e la tradizione. Venderemo sul web, e a questo proposito spero di essere inserito in piattaforme come Net-a-Porter e Mr. Porter (entrambe di proprietà di Richemont, ndr), ma non è nostra intenzione tralasciare i negozi fisici».

Il lusso secondo AZfashion sarà in linea con le trasformazioni di un mercato che richiede all'alto di gamma scelte etiche e tracciabili: «Per noi sostenibilità non significa essere politically correct, ma abbracciare un'idea e considerarla importante».

L'impegno nella joint venture occuperà tutto il tempo di Alber. Non ci sarà probabilmente spazio in futuro per collaborazioni come quelle con Tod's, Le Sportsac o Converse. «AZ non rimanda solo alle mie iniziali - conclude - ma anche a un lavoro da seguire dall'A alla Z. Sono io il direttore d'orchestra: il mio team dipende da me e io da lui».


 

 

 

 

 

 

 

A cura della redazione
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