CEO ROUNDTABLE ON BORDERLESS COMMERCE

Conquistare un consumatore che non fa sconti a nessuno è possibile

Un consumatore annoiato, che sa perfettamente quello che vuole e che, se deluso, può diventare spietato, complice l'enorme cassa di risonanza dei social: il quadro tracciato da Giordano Calza, ceo di Gcds, alla Ceo Roundtable di Fashion ed eBusiness di ombre ne ha parecchie.

Non ultimo, il fatto che l'iper velocità dei nostri tempi porta con sé una maggiore complessità, senza contare che la mancanza di direttive chiare da parte del mercato spesso sfocia in un overflow di prodotto.

Eppure Gcds (God Cannot Destroy Streetwear), marchio fondato nel 2015 da Giordano insieme al fratello Giuliano, ha "spaccato": in tre anni ha conquistato quasi 400 clienti wholesale in tutto il mondo, aperto due monomarca a Milano e Firenze e sta per avviarne altri tra Europa e Asia.

L'immagine grintosa non basta a spiegare questo successo: «Dietro ci sono scelte precise - ha chiarito Giordano Calza - a partire dal fatto di produrre in Italia. Se delocalizzassimo in Cina saremmo più ricchi ma verremmo meno ai principi in cui crediamo, che ci vogliono di qualità ma senza speculare sui prezzi. Nel nostro impegno per la sostenibilità rientra il rifiuto di vendere una felpa a 400 o 500 euro: tutti parlano di inclusività, ma non c'è nessuna inclusività nel mettere sul mercato un capo a un prezzo proibitivo, in un Paese dove lo stipendio medio è di 1.200 euro».

Accanto al poco più che 30enne Calza era seduto ieri un imprenditore di lungo corso come Enzo Fusco, presidente di Fgf Industry, che produce e distribuisce il brand Blauer Usa. Generazione diversa, ma stesso punto di vista: «Ci troviamo davanti a un consumatore attento e informato, che sa distinguere e valutare i prodotti e non perde di vista i guardaroba di attori, cantanti e influencer per ispirarsi», ha raccontato al nostro direttore Marc Sondermann, che moderava la tavola rotonda.

Per Fusco la ricetta vincente è fatta di qualità, listini equilibrati, giusti canali distributivi - tra cui l'e-commerce, attualmente all'8% dei ricavi - e, dal punto di vista della comunicazione, di un mix tra social, riviste cartacee e, cum grano salis, l'utilizzo di celebrity. «Ma si naviga a vista, perché una tendenza che si impone sulle altre non c'è più. Noi andiamo avanti con le nostre forze, senza fondi e con una certezza: il dna, che resta intatto nonostante la necessaria modernizzazione».

A far da contraltare alle parole dei due portavoce del settore moda, le testimonianze di Christian Nucibella (fondatore e ceo di FiloBlu, acceleratore di business che accompagna label e retailer nella crescita internazionale con un approccio integrato online/offline) e di Alexio Cassani, ceo di Stentle, parte del gruppo M-Cube Digital Engagement.

Nucibella ha ricordato che il punto di partenza per un'evoluzione costruttiva deve sempre essere l'interpretazione di un business esistente in un'ottica nuova e diversa. Il suo è stato un appello ad abbattere gli steccati, a riscoprire il valore della condivisione e a non avere fretta.

«Essere nativi digitali - ha detto - non significa piegarsi a un mondo dominato dalla frenesia di stare al passo con i tempi a tutti i costi, dettata dalla paura più che da una vera visione. È importante unire la digitalizzazione, che ormai ha permeato le aziende, con la chiarezza della propria mission e con modelli sostenibili».

Un "esercizio" che parte dalle piccole cose come, nel caso di Nucibella, «la riscoperta di un'abitudine che avevo perso, ossia confrontarmi vis à vis con tutti i miei dipendenti almeno una volta alla settimana. Ci vogliono una struttura e delle persone competenti per fare il salto di qualità. Ai wholesaler dico che hanno in mano grandi potenzialità: consapevoli che oltre Farfetch c'è di più, devono armarsi di coraggio e riflettere sul proprio futuro, insieme a partner interni ed esterni. La tecnologia è un'arma straordinaria, ma va usata con cognizione di causa, individuando i propri punti di forza ma anche i limiti».

«Il fatto che Amazon e Farfetch abbiano alzato le aspettative del cliente e stiano arrivando nel mondo fisico ha generato una sorta di urgenza tra i negozianti, che hanno bisogno di essere empowered, per dirla con un termine inglese - ha fatto notare Alexio Cassani di Stentle -. Noi siamo qui per dar loro una mano. Partiamo da un'esperienza molto radicata nell'e-commerce, per applicare questo dna al retail fisico».

Uno dei fiori all'occhiello di Stentle è Just Commerce, soluzione cloud integrata da un'App per mobile, che supporta lo store reale rivoluzionandone le strategie, in nome di un'esperienza di vendita circolare, attraverso tutti i touch point fisici e virtuali, e di un livello superiore di customer engagement.

«Al centro della piattaforma c'è il cliente - ha chiarito Cassani - da conoscere nelle abitudini, nelle scelte e persino nelle emozioni tramite la tecnologia avanzata. In questo modo il commesso diventa un orchestratore di esperienze e la boutique, ma anche lo shopping centre o la catena di negozi, un luogo realmente senza più confini».

 

a.b.
stats