Ceo roundtable on borderless commerce

Premio a Giovanna Furlanetto: «Il segreto di Furla? Essere il prodotto di chi crede in noi»

«Il mio segreto? Non ho mai pensato ad accumulare beni, per me il vero lusso è non concedersi qualcosa che potresti benissimo permetterti. Ho preferito rinvestire in azienda, perché questo è un settore in cui tutto costa molto: la qualità del prodotto, le location per i negozi, le persone. E poi ogni giorno mettere al centro l'azienda, che per me è una missione sociale».

 

Giovanna Furlanetto parla con voce allegra, sul palco della Ceo Roundtable andata in scena a Palazzo Parigi di Milano. Racconta di come è riuscita a portare Furla a superare 500 milioni di euro di fatturato (513 milioni nel 2018) e a registrare i record di marginalità: «Devi conoscere a fondo il prodotto, i clienti, i mercati, studiare con attenzione e non improvvisare mai. Bisogna avere fiuto ma anche fare tante ricerche».

 

L'imprenditrice bolognese ha parlato con il direttore di Fashion e di eBusiness, Marc Sondermann, della sua vita e del suo lavoro e alla fine del racconto le è stato consegnato il premio Gamechanger per le capacità nel cambiare le regole del gioco nel campo della aziende familiari made in Italy, per la maggior parte ancorate alla soglia dei 100 milioni di euro di fatturato.

 

Tra le scelte più felici di Giovanna Furlanetto c’è stata quella di aprirsi a manager esterni, ma non necessariamente a capitali esterni, visto che proprio recentemente l'ipotesi di possibile quotazione è stata rinviata. Non c'è fretta.

 

«Siamo in grado di autofinanziarci, abbiamo fatto investimenti importanti e coraggiosi nel retail, mai però azzardati. Anche se ancora ricordo la trattativa per aprire il primo negozio di Ginza a Tokyo. L'operatore della banca continuava a chiedermi se avessi capito quanti zeri ci fossero nella somma che dovevo pagare: si trattava di 9 milioni di euro, e solo come deposito cauzionale».

 

Nel fitto botta e risposta con il direttore Sondermann, l'imprenditrice ha sottolineato più volte come forse il problema più grande dell’imprenditoria italiana sia la mancanza di una visione a lungo termine. Tutti a caccia del risultato immediato, della soddisfazione di breve periodo. «Invece ho seguito un percorso diverso, perché ho sempre voluto tenere fede alla mission di mio padre, che ha fondato l'azienda, e che per Furla sognava un futuro internazionale e durasse nel tempo».

 

Una mission che l'ha portata in giro per i cinque continenti e ad aprire 450 punti vendita nel mondo. «Ormai siamo un'azienda globale e proprio l'anno scorso abbiamo preso il controllo diretto della Cina e dell'Australia, ma è con il Giappone e i suoi abitanti che avverto una forte affinità. Non può essere casuale che si tratti pure del nostro primo mercato, ormai da molti anni».

 

E che la Furlanetto non sia un imprenditore come gli altri, e questo al di là del successo della sua azienda del mondo, lo si capisce quando afferma davanti alla platea: «Per me è sempre stato prioritario lavorare per la dignità, anche economica, dell'essere umano. L'84% dei nostri dipendenti è donna e sappiamo quanto sia importante contare su uno stipendio, specie dopo la seconda o la terza maternità. Fare impresa oggi è anche una missione sociale. Certo, quello che fa un singolo imprenditore rispetto ai trend generali non porta grande cambiamento, ma sono felice di vivere secondo un rigore e una serie di principi che ho assimilato nelle esperienze della mia vita».

an.bi.
stats