Ceo roundtable on commerce innovation

Cipolletta: «Moda e finanza alternativa? Un gioco win win»

Dante Marrese

«Aprendosi al private capital la moda può beneficiare, oltre che del capitale, di una serie di competenze, conoscenze e di uno sguardo esterno, che non guasta mai». Ne è convinto Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi-Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, che ha aperto la Ceo Roundtable on Commerce Innovation in corso oggi a Milano (Palazzo Parigi).

«Il modo della moda - afferma Cipolletta, che nei primi anni Duemila è stato anche presidente di Marzotto - si sta aprendo sempre di più al private capital e mi auguro che l’interesse continui a crescere, perché il fashion è molto importante per l’Italia».

«L’arrivo di un investitore specializzato - prosegue - può non essere gradito all’imprenditore, perché comporta l’ingresso di nuove figure nel board e il doversi confrontare con chi potrebbe avere una visione opposta sulle strategie. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la collaborazione reciproca risulta vincente: la finanza alternativa non è capitale dormiente ma si traduce nell’apporto di competenze, conoscenze e di uno sguardo esterno, che non guasta mai».

Il nuovo approccio del fashion al capitale è dettato in primis dal fatto che «le banche non finanziano più o lo fanno per chi non ne ha realmente bisogno». D’altra parte cresce l’interesse degli investitori sia italiani che esteri, come attesta anche il numero di deal e l’ammontare investito dei primi sei mesi di quest’anno (fonte: Aifi-PwC): 12 le operazioni di moda e lusso, dalle quattro del primo semestre 2018 (17 in tutto il 2018), per un valore degli investimenti che ha raggiunto i 236 milioni di euro (dai 60 di un anno prima). Mediamente si tratta di operazioni dal valore contenuto, circa 20 milioni di euro.

L’appeal delle aziende manifatturiere italiane è strettamente connesso alla capacità di innovare. «Siamo un Paese - osserva Cipolletta - che sa applicare l’innovazione ai vecchi business. Pochi imprenditori, ormai, fanno innovazione di base. Poi servono gli sviluppatori e in questo non siamo secondi a nessuno».

In base alle statistiche illustrate dal presidente di Aifi, le realtà più innovative sono anche quelle che vanno meglio sui mercati. Per quanto riguarda il tessile-abbigliamento, chi investe in nuovi brevetti e per ottenere certificazioni ambientali e di qualità ne beneficia in termini di crescita sia del fatturato sia dei margini operativi lordi.

«Non è la quantità l’obiettivo delle nostre imprese: ciascuno cerca l’upgrading». Questo sta premiando le aziende italiane delle quattro A (automazione con meccanica, gomma e plastica, abbigliamento-moda, alimentari-vini e arredo), che risultano ai vertici mondiali per saldo commerciale, nonostante il contesto (vedi guerra dei dazi Usa-Cina).

«L’economia italiana - conclude Cipolletta - viaggia a un tasso dello 0,1% l’anno. Di fatto è stagnante, ma nasconde grandi movimenti. Il Paese sta cambiando pelle: alcuni operatori scompaiono, altri avanzano con successo».

e.f.
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