CEO ROUNDTABLE ON COMMERCE INNOVATION

L’azienda digitale perfetta? Semplice e centrata sul cliente, senza fretta

I cambiamenti indotti dal digitale nella società, nei comportamenti d’acquisto e nei modelli competitivi richiedono alle aziende di ripensare e innovare in maniera sostanziale i propri modelli di business.

Per questo affrontare un percorso di trasformazione digitale non può limitarsi semplicemente alla “digitalizzazione” dei processi esistenti.

La Ceo Roundtable on Commerce Innovation è riuscita a indicare quali sono le caratteristiche da tenere in considerazione nel disegnare una strategia digitale, attraverso l'esperienza di imprenditori ed esperti di tecnologia.

In particolare, Claudio Marenzi, presidente di Herno, Gaetano Sallorenzo ceo di Miroglio Fashion, Ivano Cauli, ceo di Openmind e Mario Davalli, country manager di Cegid hanno spiegato come si reinventa il proprio modello di busness.

Avvertenza: la trappola in cui si può cadere è quella di avere troppa fretta. «In un contesto come l'attuale - ha esordito Marenzi - rischio di sentirmi un dinosauro, visto che ancora il mio marchio non ha un e-commerce diretto. Questa non è una scelta politica, ma di tempi. Il digitale non è un mercato dei prossimi cinque anni, ma dei prossimi 50 anni, quindi meglio non accelerare troppo».

«Non voglio rientrare nella schiera degli imprenditori insoddisfatti dall'esito della loro transizione digitale - ha proseguito l'imprenditore, nonché presidente di Pitti Immagine e Confindustria Moda - che per inseguire una crescita veloce dei fatturati si buttano sull'e-commerce prima di aver compiuto altri passi a mio avviso prioritari, come quello di aver gestito prima una rete retail di almeno una ventina di negozi fisici. Va detto, tra l'altro, che il 30% delle vendite di Herno avviene già online, ma in maniera indiretta, attraverso i nostri clienti wholesale».

Per competere nel mondo digitale bisogna quindi sì essere veloci e agili, ma senza correre il rischio di bruciare le tappe. «L'errore che viene spesso commesso - ha ammesso Ivano Cauli - è quello di "semplificare" troppo il mondo digitale, raccontando la trasformazione legata a questo settore come una metamorfosi rapida e indolore. Non è vero».

«Reinventare un'impresa in chiave omnicanale - ha proseguito il fondatore di Openimind - presuppone un’eccellenza della macchina operativa, richiedendo inoltre un'accurata formazione del personale. L'innovazione tecnologica è solo una piccola parte del processo, quindi dobbiamo stare attenti con le promesse».

Un esempio di player tradizionale che sta modificando il proprio business model attorno al cliente e alla digitalizzazione è Miroglio Fashion. La conferma è arrivata direttamente dal ceo Gaetano Sallorenzo: «Il bello della strategia digitale e dell'approccio multicanale è che ci permette di approfondire la relazione che abbiamo avviato con le consumatrici, rendendola ancor più su misura rispetto ai loro bisogni».

La cliente omnichannel di Miroglio Fashion, come ha spiegato dal palco di Palazzo Parigi il manager, è evoluta e sceglie online, senza rinunciare al rapporto con il punto vendita fisico. «Il 30% delle vendite fatto attraverso l'e-commerce - ha spiegato Sallorenzo - avviene attraverso il format click and collect. Ma per noi essere multicanale vuol dire anche spingere i clienti che non trovano la merce in negozio ad acquistarla direttamente instore dal telefonino, con l'aiuto dei nostri addetti alla vendita».

Non perdere neanche una vendita e unificare gli stock sono temi cari a una realtà internazionale come Cegid, il cui mantra è appunto "never miss a sale". «Quello che cerchiamo di fare con i nostri oltre 1.100 brand clienti - ha raccontato Mario Davalli, country manager Italia, Spagna ed Eastern Europa di Cegid - è fornire una piattaforma che unisca tutti i canali e che sia personalizzata sul cliente».

«Il tutto - ha aggiunto - senza pretendere dall'imprenditore un investimento troppo oneroso».

«Per noi di Cegid - ha concluso - un software è una commodity come Netflix: si paga un canone mensile in base alle reali esigenze del momento».

Nella foto, da sinistra Marc Sondermann, Claudio Marenzi, Gaetano Sallorenzo, Ivano Cauli e Mario Davalli

an.bi.
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