Ceo Roundtable on Corporate Innovation

Con Elisabetta Franchi a scuola di ceo-branding: «Ci vuole autenticità»

Ugo De Berti

Da una business woman che guida un'azienda di moda che fattura più di 100 milioni di euro e ha 350 dipendenti ed è protagonista alla fashion week ci si aspetta una certo distacco e invece Elisabetta Franchi fa parte di un nuovo filone di capo-azienda, che usa i social per umanizzare la sua immagine e quella della sua azienda.

 

«Per far questo non ci vuole una strategia, ma autenticità ed emozione. Al consumatore il finto non piace». E' questo il messaggio che l'imprenditrice bolognese, seguita su Instagram da una tribù di 1,2 milioni di follower (per la maggior parte donne), ha portato al pubblico del Ceo Roundtable on Corporate Innovation, che si è svolto oggi all'hotel Four Seasons di Milano.

«Nel lavoro uno dei segreti del mio successo è stato metterci la faccia - ha aggiunto -. La mia avventura imprenditoriale è partita nel 1998 con il marchio Celyn B., poi nel 2007 ho deciso di cambiare il nome al brand usando il mio. Metterci la faccia e la mia vita era la cosa giusta da fare. Credo che oggi il mondo voglia sapere chi c'è dietro un abito, quali pensieri, quali progetti, quale impegno sociale. E io non mi nascondo».

Per Elisabetta Franchi oggi gli smartphone sono i nuovi strumenti per orientare la strategia: creano relazioni con i consumatori, presiedono la reputazione dell'imprenditore e dell'azienda stessa, contribuendo a decretarne il successo (o l'insuccesso).

«Prima c'erano consulenti, advisor che ti dicevano cosa fare, come comunicare e quando comunicare: ora con un telefono in mano decidi tutto tu. Ed è giusto che sia così: la comunicazione è disintermediata e i consumatori si attendono relazioni autentiche con l'azienda. Certo non tutti possono farlo: è necessario avere qualcosa da raccontare ed essere disposti a condividerlo. Le foto ritoccate con photoshop non servono granché».

Per la manager-stilista empatia, vicinanza e ascolto non sono soltanto elementi per rappresentare l'azienda e i suoi valori davanti al pubblico, ma fanno parte anche di una comunicazione orizzontale adottata all'interno dell'azienda.

«Sul mio smarthphone ci sono un sacco di chat. Io parlo ininterrottamente con tutto l'ufficio stile, l'ufficio retail, il team dei social e quello delle celebrities, perché è importante la partecipazione in prima persona di tutti i dipendenti nella gestione e nel racconto dell'azienda. È vero, io sono il boss, ma sono anche avvicinabile».

Altre doti della Franchi per alimentare la sua digital tribù è la costanza nella pubblicazione e la coerenza nei messaggi veicolati: «Io parlo di tutto, con un linguaggio semplice si può parlare anche di impegno sociale: le mie clienti non possono non conoscere e condividere la mia passione animalista. Sono stata tra i primi marchi di moda a eliminare la pelliccia dalle collezioni, per fortuna poi molti altri brand, vedi Gucci e Versace, hanno seguito il mio esempio, perché hanno capito che si trattava di un'esigenza del consumatore. Ma io non l'ho fatto per questo, l'ho fatto per amore e le mie clienti lo sanno. Grazie ai social».

an.bi.
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