Con 30 anni di esperienza nel fashion

Al timone di Furla arriva Giorgio Presca

Giorgio Presca è il nuovo ceo di Furla. La label italiana, che gravita nel mondo della pelletteria dal 1927, annuncia la nomina del manager, che prende il posto del coo Devis Bassetto. Quest’ultimo ha ricoperto il ruolo di ceo ad interim in seguito all’uscita lo scorso aprile del precedente a.d., Mario Sabatini.

Giorgio Presca arriva al timone dell’azienda dopo aver ricoperto la carica di ceo di Clarks. Forte di oltre 30 anni di esperienza nel mondo fashion, in precedenza è stato al timone di Golden Goose, Geox e Citizens of Humanity.

Laureato in Economia all’Università Bocconi e con un Master in Fashion, Retail e Textile Management presso l’Istao, ha rivestito incarichi dirigenziali per diversi brand internazionali quali Diesel e Levi’s.

Ha iniziato la sua carriera nell’industria fashion presso il gruppo Gft.

«Sono molto felice che Giorgio Presca entri a far parte di Furla come chief executive officer. È un leader esperto, con una grande abilità nel guidare i brand del settore verso una crescita solida e redditizia – commenta Giovanna Furlanetto, presidente della Fondazione Furla -. Presca condivide i nostri valori e la nostra determinazione nel voler affermare il marchio come un vero e proprio marchio democratico. La sua nomina sottolinea, ancora una volta, la volontà della mia famiglia di continuare ad avere il pieno controllo del business e di guidarlo verso il futuro».

«Furla è un marchio con un posizionamento unico, contraddistinto da un forte heritage e da un elevato appeal contemporaneo – dichiara Presca -. Non vedo l’ora di lavorare con i miei nuovi colleghi, con la Signora Furlanetto e con il board, per mettere le basi per il futuro successo di Furla e per massimizzare il suo potenziale».

Furla ha chiuso il 2021 a quota 305,8 milioni di euro, in crescita rispetto ai 290,8 milioni di euro del 2020 della pandemia. Nel 2019 il marchio fatturava 502 milioni di euro.

Di recente l’azienda ha fornito aggiornamenti sul proprio andamento economico, pur non diramando numeri ma solo percentuali. Un comunicato indicava un +12% delle vendite globali, all’insegna di «un trend in crescita e in recupero», grazie anche alla ripresa dei consumi locali e al ritorno dei flussi turistici di prossimità e statunitensi.

L’Emea è progredita del 43%, mentre il Nord America ha messo a segno un +74%. In particolare, l’Italia è cresciuta del 43%. Da segnalare inoltre il +6% del Giappone, mentre l’Apac è risultata in controtendenza (-27%), soprattutto a causa delle misure anti-Covid in Cina.

Al 30 giugno i punti vendita globali erano 432, dai precedenti 452.

c.me.
stats