Dal primo settembre

Rimpasto nel management di Gucci: nuovi incarichi per Triefus, Chokachi e Turconi

Si muovono le pedine sullo scacchiere di Gucci. Il marchio di punta della corrazzata Kering riorganizza infatti la sua struttura manageriale, con tre nuove nomine che saranno operative dal primo settembre.

Robert Triefus si sta infatti preparando a passare dall’attuale ruolo di executive vice president e head of brand and customers a quello di senior executive vice president e responsabile della corporate e brand strategy di Gucci.

Triefus è entrato nelle fila del marchio dalla doppia G nel 2008, provenendo dal Gruppo Armani, dove ha ricoperto la posizione di executive vice president worldwide communications. Prima ancora, nel suo curriculum spicca la collaborazione di cinque anni con Calvin Klein in qualità di vicepresidente.

L'attuale ruolo di Triefus in Gucci sarà preso, sempre a partire da settembre, da Susan Chokachi, in questo momento alla guida del marchio per il mercato statunitense. La dirigente è entrata nella squadra del brand nel 1998 come responsabile marketing e comunicazione e da allora ha assunto via via posizioni di crescente responsabilità negli Stati Uniti.

Nuovo incarico in vista anche per Federico Turconi, attuale vicepresidente esecutivo e chief operating officer di Gucci Americas, che prenderà il posto lasciato vacante da Susan Chokachi. Il manager è entrato in Gucci nel 2011 dopo l’esperienza da Vivienne Westwood, dove era responsabile del business Asia Pacifico.

Un  altro scossone, a livello di organigramma, c’era stato lo scorso aprile, quando la griffe di Kering aveva nominato Laurent Cathala ai vertici di Gucci in Cina, una posizione creata ad hoc per accelerare la crescita dell’azienda nel mercato asiatico.

Come ha rivelato Kering nei giorni scorsi, dopo avere sfiorato nello scorso esercizio il target dei 10 miliardi di fatturato annunciato nel 2018, con una densità delle vendite di 45mila euro per metro quadro, Gucci ha alzato il target a medio termine e punta a toccare quota 15 miliardi di euro.

L'obiettivo è tornare nuovamente all’ebit margin del 41% raggiunto nell’esercizio 2019, con un capex di circa il 3% delle entrate.

a.t.
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