intanto mega-donazioni di mascherine da mango e cheng

Riconversione produttiva: in campo per l'Italia anche Prada e Gruppo Calzedonia

Mentre nel settore sanitario e medico i laboratori continuano nella ricerca di terapie e trattamenti contro Covid-19, in Italia si moltiplicano le aziende e le fabbriche che decidono di riconvertire la produzione, mentre dall'estero arrivano generose donazioni di supporti per medici e infermieri. 

Tra i primi a muoversi c’è stato il Gruppo Miroglio di Alba, ma successivamente l’elenco di chi ha messo a disposizione le sue filiere e sistemi logistici per contribuire ad arginare l’epidemia si è allungato di giorno in giorno, con le piccole-medie imprese e i grandi del settore (ieri abbiamo dato notizia del Gruppo Kering, di Lvmh, Inditex ed H&M), che a tempi record stanno studiando modalità e procedure per produrre presidi, in linea con le direttive delle autorità competenti. Ecco le ultime in ordine di tempo.

Prada (nella foto), su richiesta della Regione Toscana, ha avviato mercoledì 18 marzo la produzione di 80mila camici e 110mila mascherine da destinare al personale sanitario della regione. Il piano prevede consegne giornaliere che saranno ultimate il 6 aprile. Gli articoli sono prodotti internamente presso l’unico stabilimento del Gruppo, Prada Montone (Perugia), rimasto operativo a questo scopo e da una rete di fornitori esterni sul territorio italiano.

All’appello della Regione Toscana hanno risposto, tra gli altri, anche Gucci, Salvatore FerragamoFendiCelineValentino, Serapian, Drome ed Ermanno Scervino. «Le nostre sarte erano a casa per precauzione – ha dichiarato l’a.d. Toni Scervino - e abbiamo chiesto loro se volevano fare volontariato per produrre mascherine, camici e cuffie. Hanno aderito tutte, anche le loro vicine di casa: per noi è un grande orgoglio».

Anche il Gruppo Calzedonia ha risposto all’appello delle istituzioni, mettendo a disposizione impianti e risorse dell’azienda: a partire da lunedì 23 marzo ha riconvertito alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici. Un’operazione fortemente voluta dal presidente Sandro Veronesi, tra i primi a muoversi in chiave precauzionale con la chiusura dapprima di tutti i punti vendita delle zone cosiddette rosse e successivamente di quelli di tutta Italia, anticipando i relativi decreti del Governo. Gli stabilimenti riconvertiti saranno quelli di Avio (Tn) e Gissi (Ch), per quanto riguarda il territorio italiano, e gli impianti croati di proprietà del gruppo veronese. La conversione è stata possibile sia grazie all’acquisto di macchinari speciali per la creazione di una linea semi-automatica, sia formando le cucitrici al nuovo tipo di produzione. Questo nuovo assetto permetterà la produzione di 10mila mascherine al giorno nella fase iniziale, ma si prevede un incremento delle unità prodotte nelle prossime settimane. La consegna è iniziata lunedì 23 marzo con le prime mascherine, donate all’ospedale e al Comune di Verona.

A sua volta il gruppo veneto Plissé, proprietario dei marchi Beatrice.b, Sfizio e Smarteez, ha intrapreso la produzione di mascherine e camici da sala operatoria. «Abbiamo acquistato le materie prime sotto il consiglio di esperti, un fornitore locale ci ha donato il tessuto adatto alla realizzazione dei camici e tutti i prodotti verranno adeguatamente sterilizzati a nostre spese, per essere pronti all’uso», ha dichiarato l’a.d. Paolo Mason, fondatore dell’azienda con Morena Bragagnolo. Si stima che già all’inizio della prossima settimana l’azienda riesca a donare circa 15mila mascherine e 1.000 camici alle Asl di zona e ha già accolto molte altre richieste provenienti da case di cura per gli anziani e aziende locali, che potranno acquistare i prodotti al prezzo di costo. 

La romana Campo Marzio, specializzata in linee artigianali di pelletteria, accessori da viaggio e per il business, con il contributo di due fornitori cinese si è messa in moto per la donazione di 5mila mascherine alla Protezione Civile. Le prime 2mila mascherine sterili usa e getta sono già state recapitate e seguirà un invio di altri 3mila pezzi che sono in lavorazione in queste ore.

Intanto in Puglia Tagliatore ha messo a punto in una settimana 12mila mascherine a disposizione sia del Comune di Martina Franca, sia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano, e in Emilia la Marex ha aderito al progetto di Nuova Sapi per la produzione di mascherine idrorepellenti realizzate in tre strati e riutilizzabili fino a dieci volte.

Andando all’estero, Mango donerà, nei prossimi giorni, 2 milioni di mascherine. Attraverso la sua rete logistica, il gruppo iberico si occuperà della distribuzione tra i vari ospedali della Spagna, molti dei quali si trovano in una situazione di carenza di materiale medico. Mango ha anche ringraziato, a nome degli oltre 15mila dipendenti, lo sforzo compiuto da tutte le persone che fanno parte delle équipe mediche del Paese.

La gara di solidarietà prosegue in Asia: l'imprenditore Adrian Cheng, leader del gruppo New World Development, ha annunciato il lancio della campagna #LoveWithoutBorders e la donazione di 1,5 milioni di maschere chirurgiche di tipo medico a Francia, Italia e Regno Unito, attraverso le ambasciate dei rispettivi governi ed i partner commerciali. 

In collaborazione con Master Dynamic, azienda leader ad Hong Kong nel campo dell'analisi dei materiali e delle nanotecnologie,Cheng e il suo team stanno ora cercando di applicare una tecnologia brevettata, chiamata NanoDiamonds, per sviluppare la prossima generazione di maschere chirurgiche economiche e altamente efficaci, in grado di sopprimere e persino uccidere batteri e virus, e garantirne la distribuzione su scala globale.

a.t.
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