FILANTROPIA E LICENZIAMENTI

«Prima l’uomo e poi il pianeta»: il j’accuse di G.A. a Jeff Bezos

Ha fatto notizia, nei giorni scorsi, l'annuncio di Jeff Bezos di donare in beneficenza la maggioranza della sua ricchezza, pari a 124 miliardi di dollari, devolvendola alla lotta al cambiamento climatico e a sostegno di «coloro che sono impegnati a unire l’umanità di fronte alle profonde divisioni sociali e politiche».

Soprattutto perché la dichiarazione è arrivata in contemporanea alla decisione da parte di Amazon (dove Bezos non ha più cariche operative) di voler procedere a licenziare 10mila dipendenti, in quello che potrebbe essere il maggior taglio nella storia della società, pur rappresentando meno dell'1% della sua forza lavoro complessiva, fatta soprattutto di dipendenti orari.

Da più fronti si sono levate critiche che puntano il dito sulla contraddizione intrinseca all’operazione filantropica di Bezos, che da un lato inietta ingenti risorse per salvare il pianeta e dall’altro non muove un dito per bloccare l'emorragia occupazionale dell'azienda che ha fondato.

Emblematica la pagina acquistata interamente da un inserzionista del Sole 24 Ore, che si sigla semplicemente con “G.A.”, per dire la sua in merito: «Egregio Mr. Bezos, mi complimento con lei – si legge - per la scelta di donare in futuro una parte del suo patrimonio per salvaguardare il pianeta. Nello stesso tempo mi permetto di chiederle di annullare il licenziamento di 10mila persone, pensando prima all'uomo e poi al pianeta».

Resta il mistero riguardo all'identità che si cela dietro la sigla, anche se vien facile comporre il nome di Giorgio Armani, che durante la pandemia si è avvalso di questa modalità di comunicazione per personali esternazioni.

Ma non sembrerebbe sia il caso di questa volta: dal gruppo Armani specificano che la sigla G.A. rimanda a qualcun altro. Sarà interessante scoprire chi. Su Twitter intanto circola il nome di Giancarlo Aneri, produttore nel settore vinicolo.

Il tema, del resto, è al centro delle cronache di questi giorni: l’ultimo annuncio di licenziamenti è stato quello di Twitter, ora di proprietà di Elon Musk, che ha dimezzato il suo organico mandando a casa dall’oggi al domani 3.700 lavoratori.

Meta (Facebook) ha ridotto il team di 11mila dipendenti su 87mila, dopo i deludenti risultati trimestrali, mentre Snapchat ha licenziato un dipendente su cinque.

Durante la pandemia tutte le aziende della Silicon Valley avevano significativamente accresciuto gli organici per far fronte all’impennata di domanda di beni e servizi, ma nel complesso dall’inizio del 2022 hanno tagliato circa 100mila persone.

a.t.
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