videoconferenza dal senato

Imprenditori moda con Salvini: «Il Governo ci ha lasciato soli»

Matteo Salvini chiama a raccolta gli imprenditori del tessile-abbigliamento, organizzando dal Senato insieme a Lucia Borgonzoni un videomeeting sul tema Moda, eccellenza del Made in Italy da salvare.

A prendere la parola per primo Alessandro Varisco, ceo di Twinset. «Un tempo i grossi mangiavano i piccoli, ora sono i veloci a mangiare i lenti», ha esordito nella conferenza stampa di stamattina, aggiungendo che «il Covid ha ribaltato le regole e c'è più che mai bisogno di innovazione per la moda. Un settore che è stato messo ai margini dal Governo quando ha emanato i decreti e che necessita innanzitutto di sgravi fiscali, per potersi rimettere in carreggiata».

«Visto che oltreconfine i ricoveri sono stati ingenti - ha chiarito l'a.d. - il gap tra l'Italia e l'estero si fa sempre più forte. Quando parlo di innovazione, tra l'altro, non mi riferisco solo al digitale ma anche al prodotto, frutto di una filiera che va assolutamente preservata nella sua competitività».

Altra nota dolente di questi mesi sono stati gli affitti dei negozi. «Non esiste allo stato attuale una legge che imponga una contrattazione unica per tutti - ha detto Varisco -. Perdere potere nei confronti dei landlord significa mettere a rischio le boutique. Penso per esempio a via Manzoni a Milano, a ridosso del Quadrilatero: un'arteria importante dello shopping, ora in grandi difficoltà». 

D'accordo Cecilia Benetti, artefice dell'omonimo brand, e Cristiano Burani, stilista-imprenditore di Carpi, che ha affermato: «Una realtà come la mia è l'esempio di nuovo made in Italy, che va tutelato. Vediamo morire il distretto e sappiamo di non potercela fare da soli».

Dall'Emilia-Romagna ad Alba, in Piemonte, sede del Gruppo Miroglio. In collegamento Giuseppe Miroglio, a nome di una realtà che soprattutto negli ultimi anni si è focalizzata sulla distribuzione. «L'85% del fatturato proviene dal retail - ha spiegato l'imprenditore - per lo più collocato sul territorio italiano».

Per l'azienda piemontese «il 2020 è stato un anno disastroso, in cui abbiamo bruciato 100 milioni di euro di cassa, soldi che ci avevano lasciato i nostri nonni e genitori. Non potevamo fare altro, visto che un'ampia fetta di nostri punti vendita, circa 700, si trova nei centri commerciali, che hanno subito gli effetti nefasti delle chiusure nei weekend, in seguito alle quali si sono anche creati assembramenti nei centri cittadini».

Miroglio è tornato sul tema innovazione: «Io per primo sono affascinato dalle startup, modelli di business che però finiscono per arricchire il mondo della finanza, non quello dell'industria. Quest'ultima necessiterebbe di un sostegno, per poter accedere a questo patrimonio prezioso per proiettarsi nel futuro».

Gianluigi Cimmino (nella foto), patron di Yamamay e Carpisa, ha affermato che il brand di valigeria «nel 2020 è stato colpito alle gambe, con il -40% di vendite».

L'esecutivo dovrebbe equiparare la moda al turismo, secondo Cimmino. «In questi mesi ho visto sfumare capitali raggranellati in 20 anni di fatica - ha dichiarato - e ci siamo indebitati attraverso lo strumento Sace, la cui durata dovrebbe essere allungata a 10 o anche 15 anni. Non possiamo ridurci a lavorare per pagare i debiti».

Quanto al nodo affitti, «il Governo dovrebbe dare garanzie ai proprietari, che potrebbero così scontare le locazioni per uno o più anni, permettendoci dilazioni del debito in tempi ragionevoli».

Cimmino ha concluso la propria testimonianza ricordando l'urgenza di una web tax, in modo da frenare lo strapotere dei grandi marketplace.

L'ultima parola è spettata a Marino Vago, presidente di Smi, che ha puntato il dito contro un Governo «colpevole di aver dimenticato un settore da cui deriva la metà del saldo attivo del Paese. Le Pmi rappresentano un valore insostituibile per know how e cultura».

«I brand mondiali, in particolare del lusso, sono legati a doppio filo all'Italia, dove molti producono le proprie collezioni - ha puntualizzato Vago -. In questo 2021, che sarà un altro annus horribilis, ci stanno osservando con preoccupazione. Lo Stato non può perdere tempo: deve intervenire subito, lavorando a piani differenziati di supporto e rilancio per le grandi e piccole aziende».

Tra gli asset intrinseci alla moda made in Italy, nelle parole del numero uno di Smi, la sostenibilità: «Il fatto che, in anticipo sui tempi, le imprese italiane abbiano dovuto investire su questo fronte, per essere all'altezza dei mercati globali più evoluti, ha dato loro un vantaggio competitivo che dobbiamo tenerci stretto. Non c'è sostenibilità senza tracciabilità del prodotto e proprio adesso il consumatore ha bisogno di essere ancora pià informato».


A cura della redazione
stats