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Scompare Gianni Bertasso, fondatore di Fashion

Nella stessa giornata in cui diciamo addio a Lucia Serlenga, dobbiamo fare i conti con un'altra notizia che ci addolora profondamente, quella della morte del fondatore di Fashion, Gianni Bertasso.

Se ne vanno in contemporanea, nel momento clou delle sfilate milanesi, due figure chiave della nostra testata e della moda italiana. Lucia Serlenga, di cui scriviamo oggi su fashionmagazine.it, e Gianni Bertasso, che è stato molto più di un editore.

Nato nel novembre 1932 a Torino e laureato in Economia e Commercio, vince negli anni Cinquanta un concorso in Rai, che lo porta a lavorare alla Direzione Generale.

Già allora matura l'idea di cimentarsi nell'editoria, che sfocia prima nella fondazione di Ausorgan, giornale aziendale di Ausonia Assicurazioni, e poi - siamo nel 1967 - alla direzione di Mark 3, periodico dedicato all'automobilismo nell'orbita della Gazzetta dello Sport.

Ma la svolta arriva a fine anni Sessanta: è lui l'artefice di quello che a tutti gli effetti è il primo giornale italiano della moda con un'impostazione business to business, G.T. Giornale Tessile.

Negli anni Ottanta G.T. fa un salto di qualità e si trasforma nella testata Fashion, che a distanza di mezzo secolo mantiene la leadership nel suo ambito di riferimento.

Un'impresa pionieristica per quegli anni - con Bertasso come deus ex machina e Titti Matteoni e Lucia Serlenga a guidare saldamente la redazione -, salutata dal successo e dall'apprezzamento degli addetti ai lavori.

Sì, perché fin dai primi anni Fashion è stato più di un giornale e questo imprinting si è mantenuto intatto nel tempo: si è connotato da subito come una piattaforma d'informazione ma anche di networking, parola che allora non esisteva - e che non gli sarebbe piaciuta - ma che ben sintetizza il "metodo Bertasso". A lui si deve per esempio la nascita del Best Seller Club Moda, che riunisce produttori e distributori del settore.

Del resto per il "dottor Bertasso", come in tanti lo chiamavano, quello che faceva non era un lavoro, ma una passione e una ragione di vita: il giornale, i convegni, le tavole rotonde e, fino all'ultimo, la presenza assidua a eventi e conferenze, dove non mancava mai una sua domanda ai relatori. A se stesso e agli altri chiedeva sempre il massimo.

I suoi articoli ed editoriali dicevano molto di lui: mai banali, sempre sul pezzo e scritti di getto, spesso quasi con furia, ma sempre con le parole giuste al momento giusto. Perché Bertasso era poliedrico: l'interesse per la cultura, l'arte e il bello andava di pari passo con il fiuto per il business.

Un uomo di mondo, anche, ma sempre a modo suo, con savoir faire, discrezione ed eleganza. Esprimeva anche nel vestire il suo concetto di moda: zero esibizionismo, molta sostanza. Insomma, una cosa seria.

All'inizio degli anni Duemila, dopo il passaggio di Fashion al tedesco Dfv Media Group e la direzione affidata a Titti Matteoni, Bertasso si è rimesso in gioco con altre sfide professionali.

Tra le onorificenze ricevute, il premio alla carriera conferitogli dalla Camera Nazionale della Moda alcuni anni fa. 

a.b.
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