i nuovi scenari secondo l'executive di lvmh

Antoine Arnault: «Creatività e riscoperta dei veri valori ridisegneranno il nostro mondo»

«Un'azienda non è semplicemente un'entità finanziaria quotata in Borsa, ma è parte integrante della società»: così Antoine Arnault, head of image, communications and environment di Lvmh, in un lungo intervento pubblicato oggi su wwd.com.

Arnault ripercorre tutte le iniziative messe in campo dal gruppo in queste settimane: la riconversione produttiva per realizzare il maggior numero possibile di mascherine e gel disinfettanti, la confezione di camici per la rete ospedaliera di Parigi, l'invio di 17 tonnellate di forniture mediche in Cina e, non ultima, una donazione di 2 milioni di euro alla Croce Rossa.

«Un impegno a favore degli altri - dice - che parte da lontano, ossia dalle nostre iniziative per proteggere la biodiversità, tutelare e trasmettere il savoir faire e rispettare l'ambiente, riducendo le emissioni di CO2 e attivando altre strategie per una produzione sostenibile».

Ma come vede il mondo post-coronavirus Antoine Arnault? Sicuramente con un maggior peso del telelavoro, che «ha anche un risvolto umano, perché durante una riunione su Zoom possiamo intravedere l'ambiente in cui le persone con le quali ci interfacciamo vivono».

Fondamentale inoltre, per la prototipia e la messa a punto delle collezioni, il ruolo del 3D, mentre investendo di più in tecnologia e digitale ci si sposterà di meno in aereo per i viaggi d'affari, allentando l'impatto delle emissioni sul pianeta.

I consumatori usciranno da questa fase profondamente cambiati: «Presteranno una maggiore attenzione all'impronta ambientale dei prodotti e al contributo che i marchi daranno a una società equa. Sono sicuro che crescerà la domanda di trasparenza e tracciabilità».

Si andrà alla ricerca di una moda che duri nel tempo, riscoprendo l'importanza del dna artigianale, della creatività e dei materiali naturali. In altri termini, come già ha sentenziato Armani, il motto sarà meno quantità e più qualità.

Arnault cita a tale proposito l'investimento fatto da Lvmh su un marchio storicamente sostenibile, come Stella McCartney, ma anche sui giovani dell'Lvmh Prize, impegnati nella ricerca di materiali innovativi e in una produzione locale.

«Non dimentichiamo poi alcuni cavalli vincenti della nostra scuderia, a partire da Berluti, Louis Vuitton e Loewe - aggiunge - per i quali è la norma fornire servizi di sartoria e riparazione, in modo da garantire una lunga vita ai capi».

Il fatto di curare di più l'igiene personale e la salute, secondo l'executive, spingerà il comparto beauty, inteso in senso lato come espressione di un «benessere di qualità».  

Restando in tema cosmesi, Antoine Arnault ricorda come i brand del settore appartenenti a Lvmh siano sempre più orientati a confezioni riutilizzabili e ricaricabili, plus che non sfugge a chi compra.

La conclusione è che «adattarsi al nuovo scenario significa essere sufficientemente audaci, riaffermando al tempo stesso un modello di business che vede la creatività al primo posto. Non dimentichiamo che alla fine della Seconda Guerra Mondiale (nel 1947, ndr) Dior ha inventato il New Look e che il simbolo di Bulgari è il serpente, per il quale cambiare pelle è naturale».

A cura della redazione
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