I progetti lanciati dalla designer-attivista non si fermano

Al via una fondazione «per onorare l’eredità di Vivienne Westwood»

Prende ufficialmente il via questa settimana The Vivienne Foundation, «per onorare, proteggere e portare avanti l’eredità di Vivienne, della sua vita e del suo attivismo», come spiegano dalla maison Vivienne Westwood.

Pensato nel 2019 dalla designer britannica scomparsa lo scorso 29 dicembre, il progetto no profit (in alto il sito dedicato), ambisce a un mondo migliore, da realizzare in collaborazione con le Ong e le persone. La fondazione è attiva in primis per contrastare cambiamento climatico ma anche per fermare le guerre, difendere i diritti umani e protestare contro il capitalismo (i quattro pilastri dell’organizzazione no profit). «Stiamo lavorando per un'economia più equa e green - dicono dalla fondazione -. Il capitalismo è la causa principale di tutti i nostri problemi. È un sistema in cui la politica, la finanza e il diritto sono corrotti in un'unica matrice totalitaria».

«Vivienne ha usato la sua posizione di designer e personaggio pubblico come palco per il suo attivismo e le sue idee - ricordano dalla casa di moda londinese -. Nel corso di una carriera lunga oltre cinque decenni nel settore della moda, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi a livello nazionale e internazionale».

«Il suo motto “Buy Less, Choose Well, Make it last” è ora un mantra mondiale per l'industria della moda - proseguono -. Il suo attivismo era ciò per cui viveva. Ha trascorso gran parte della sua vita a parlare delle questioni racchiuse nei quattro pilastri del cambiamento della fondazione, mobilitando l'attenzione internazionale su questi temi».

Nel 2012 Vivienne Westwood ha inaugurato la “Climate Revolution” alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi di Londra ed è stata nel cda dell'organizzazione per i diritti umani Liberty, ma anche una sostenitrice di Reprieve e una supporter e attivista per Amnesty International, War Child, la Environmental Justice Foundation e Friends of the Earth. Ha condotto campagne, donato e raccolto fondi per centinaia di Ong e associazioni di beneficenza.

La designer ha supportato attivamente anche la charity CoolEarth.org negli sforzi per salvare la foresta pluviale e fermare il cambiamento climatico. È diventata ambasciatrice per Greenpeace e ha giocato un ruolo cruciale nella campagna “Save the Arctic”, per fermare le trivellazioni e la pesca industriale.

Dal 2011, ha lavorato con le Nazioni Unite all'Ethical Fashion Initiative, aiutando e favorendo l’empowerment delle donne delle comunità africane emarginate, fornendo loro una fonte di reddito fondamentale, con la produzione di accessori da materiali riciclati.

Nel 2017 ha lanciato la campagna Switch con il London Mayors Office e il British Fashion Council, chiedendo alle realtà dell'industria della moda di impegnarsi a passare all’energia green in tutte le loro sedi nel Regno Unito. Nel 2018 la Westwood è stata premiata con il Positive Change Award ai British Fashion Awards per le sue campagne globali all'interno del settore. In più è stata un’instancabile sostenitrice di Julian Assange e Wikileaks.

«The Vivienne Foundation - ribadiscono dalla maison - è la custode dei progetti di Vivienne e continuerà a onorare la sua eredità».
e.f.
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