IL DIBATTITO NATO DA UNA LETTERA AL CORRIERE

Francesco Casile va da Vespa: «Voglio assumere, ma nessuno si mette in gioco»

Tutto è nato da una lettera scritta al Corriere, dove Francesco Casile, titolare della showroom milanese Casile&Casile Fashion Group, cercava personale da inserire nel proprio organico, «un ragazzo o una ragazza che voglia intraprendere l'attività di venditore nel settore moda (preferibilmente con esperienza, anche breve), con la garanzia di un ottimo guadagno immediato (parliamo di circa 1.500 euro al mese, ndr) e la possibilità di gratificazioni economiche legate al tempo e all'impegno profusi».

Attraverso le righe sul quotidiano l'imprenditore - calabrese naturalizzato milanese - denunciava la mancanza, da parte di chi ha risposto all'appello, di reale volontà di faticare davvero per conquistare un posto di lavoro, tanto che tra le 1.634 candidature (finora) arrivate, Casile non è riuscito a trovare persone idonee all'incarico: «Solo otto - racconta a fashionmagazine.it - avevano i requisiti adatti per il ruolo e anche tra questi non ho trovato nessuno che abbia dimostrato umiltà e disponibilità a mettersi in gioco. Quando proponevo un giorno e un'ora per il colloquio, per esempio, mi sono sentito anche imporre l'orario».

Le mail ricevute dall'imprenditore hanno disegnato uno spaccato della società, «anche se - ribadisce Casile - per fortuna i giovani non sono tutti uguali»: alcuni prima di muoversi per un incontro, nonostante fossero senza lavoro, «volevano sapere se l'importo dello stipendio era abbastanza importante, altri se si lavorava il sabato e la domenica».

La lettera ha suscitato una valanga di reazioni, tanto che stasera Francesco Casile sarà ospite da Bruno Vespa a Porta a Porta e la settimana prossima parteciperà ad altre trasmissioni, tra cui Agorà.

«Mi aspettavo un atteggiamento diverso, di maggiore apertura - spiega l'imprenditore -. Io capisco per un giovane che si deve spostare dal Sud uno stipendio di 1.500 euro spesso non basta per vivere e pagare l'affitto, ma non va scartata l'idea di aprire una partita Iva, che per questo tipo di lavoro permette di guadagnare oltre 4mila euro al mese».

Una misura come il reddito di cittadinanza, invece, secondo Casile non fa altro che demotivare ancora di più: «Disincentiva a darsi da fare e a rischiare».

A dover cambiare è la mentalità, conclude l'imprenditore, quella sia delle famiglie di origine («che dovrebbero sollecitare i figli a trovarsi un lavoro»), sia dei giovani: «Mi sarei aspettato delle lettere con scritto "Io ho voglia di lavorare. Mi faccia un contratto di sei mesi, io dimostro quello che valgo e che so fare e poi dello stipendio ne riparliamo"».

a.t.
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