«importante donazione» del marchio

Dolce&Gabbana sostiene Humanitas contro il coronavirus

Dolce&Gabbana ha destinato un'«importante donazione» a un progetto tutto italiano, volto a chiarire le risposte del sistema immunitario al coronavirus.

Uno studio che vede in prima linea Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e professore emerito all'Humanitas University, a capo insieme a Cecilia Garlanda di un team di ricercatori esperti del sistema immunitario.

Vengono messe a fattor comune anche le competenze sui virus dei professori Elisa Vicenzi e Massimo Clementi dell'Università Vita-Salute San Raffaele, che per primi in Italia hanno isolato a suo tempo il patogeno responsabile della sars, senza contare la collaborazione avviata anche con il Lazzaro Spallanzani di Roma, dove una squadra tutta al femminile è riuscita recentemente a isolare il nuovo coronavirus.

Del resto, sull'epidemia che sta funestando questo inizio del 2020 le domande senza risposte sono ancora molte, troppe: il tempo stringe e urgono terapie e strumenti diagnostici mirati, biomarcatori sulla gravità della patologia e l'eventuale vaccino.

Questo finanziamento rafforza la collaborazione di Dolce&Gabbana con l'Humanitas University, sostenuta anche attraverso borse di studio agli studenti della MedTec School, innovativo corso di laurea che, in collaborazione con il Politecnico di Milano, integra le competenze mediche on l'approccio tecnologico tipico dell'Ingegneria.

Stefano Gabbana e Domenico Dolce definiscono l'Humanitas University «una realtà speciale per eccellenza e umanità». «Di fronte a tragedie di dimensioni così vaste - aggiungono - ogni azione può sembrare poco rilevante. Ma quando il professor Mantovani ci ha raccontato la favola africana del colibrì che, mentre gli altri animali fuggono dalla foresta in fiamme vola in direzione opposta, continuando a portare acqua per cercare di spegnere  l'incendio, abbiamo capito che comunque valeva la pena di fare qualcosa. Anche un gesto piccolissimo può avere un significato enorme».

«Supportare la ricerca scientifica - concludono - è per noi un dovere morale e speriamo che il nostro contributo possa essere d'aiuto per risolvere questo drammatico problema» (nella foto, i due designer al termine della sfilata del menswear FW 20/21, lo scorso gennaio a Milano).
 

a.b.
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