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Le Divelec Lemmi frena sulle voci di vendita di Ferragamo

Nominata lo scorso aprile direttore generale di Salvatore Ferragamo e a luglio ceo al posto di Eraldo Poletto, Micaela Le Divelec Lemmi parla del futuro del marchio, che sta attraversando un momento cruciale, tra voci di vendita e una semestrale non brillante: il fatturato, pari a 647 milioni di euro, è calato del 6,2% e l'utile si è ridotto di oltre il 23% a 59 milioni di euro.

In un'intervista esclusiva a wwd.com - la prima in assoluto nel nuovo ruolo - la top executive, con un lungo trascorso in Gucci, chiarisce innanzitutto che i rumor sulla cessione sono infondati, oltre che nocivi per il business di una griffe a 360 gradi italiana, «i cui valori forti e tangibili sono sotto gli occhi di tutti».

«Il marchio - aggiunge - viene guardato con rispetto, grazie a una famiglia che è riuscita a trasmettere attraverso gli anni un messaggio di continuità. Ferragamo ha solo bisogno di essere reso contemporaneo, preservando il suo heritage».

Le Divelec Lemmi ammette che c'è parecchio lavoro da fare, ma confida sul fatto che la base da cui partire è radicata e solida. «È necessario - precisa - fare delle iniezioni di expertise e di specifiche funzioni in alcuni ruoli chiave che non sono ancora interamente coperti, da innestare sui talenti esistenti e sulle giovani generazioni già al lavoro in azienda».

Queste ultime, fa notare la manager, hanno un grande senso di appartenenza «e devono solo concentrarsi su obiettivi chiari e andare tutte nella stessa direzione».

A proposito delle speculazioni relative alla cessione, getta acqua sul fuoco: «In genere, quando realtà come questa sono sotto la lente, le speculazioni ci sono sempre ed è normale che circolino voci, anche se questo non favorisce la stabilità di una griffe. La famiglia sta partecipando attivamente alla nuova fase, lavoriamo insieme e, come dicevo, l'obiettivo è rivisitare i codici di Ferragamo in un'ottica contemporanea».

Ma che tipo di capo è la ceo di Ferragamo? «Non vado alla ricerca di yes-men - risponde - ma di persone con cui misurarmi e soprattutto appassionate a quello che fanno. C'è da battagliare sulla gestione quotidiana, perché raramente trovo persone che siano immediatamente d'accordo con me».

La manager non si sbottona sul bilancio a nove mesi, che sarà presentato in novembre, ma afferma che la collezione presentata in febbraio, in consegna adesso, ha riscosso da parte dei compratori una buona accoglienza, in quanto «very Ferragamo». «E la borsa Studio Bag in limited edition - puntualizza -ha fatto sold out su tutti i mercati».

«Il momento è delicato - conclude - ma le idee sono chiare. Vanno suffragate dai fatti, come è nello stile della famiglia Ferragamo. Sappiamo cosa si deve fare e ora dobbiamo solo metterlo in pratica».
a.b.
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