IN SCENA A MILANO L'INTESA CON KVADRAT

Raf Simons: «Un tempo la moda era desiderio, ora la velocità prevale su tutto»

Raf Simons rompe il silenzio dopo la separazione da Calvin Klein, che non l'ha lasciato comunque disoccupato, visto che ha la sua collezione uomo, lanciata 14 anni fa, da portare avanti e in questi giorni presenta alla Design Week milanese una nuova tappa della collaborazione con l'azienda tessile danese Kvadrat, iniziata nel 2014.

All'interno di Garage 21, in via Archimede 26, è stata allestita l'esposizione No Man's Land, che il 51enne designer belga ha concepito «non come una presentazione in showroom, ma come un luogo d'ispirazione» e dove vengono presentati i quattro nuovi tessuti Kvadrat x Raf Simons: Atom, Phlox, Novus 1 e Novus 2.

Intervistato da The Guardian, Simons - che prima di essere arruolato da Calvin Klein è stato direttore creativo di Dior e Jil Sander - si dice contento di essere tornato nel Paese natale. «Amo una città piccola come Anversa», precisa, aggiungendo che sta cercando qui uno spazio da trasformare eventualmente in un museo: «Un luogo pubblico. Non mi interessano le fondazioni private».

Del resto Raf Simons ha sempre affiancato all'attività di stilista quella di curatore di mostre, autore di libri fotografici e docente per molti anni all'Università di Arti Applicate di Vienna.

«Non mi sono mai definito ufficialmente un fashion designer - ribadisce - forse perché i miei studi sono stati altri».

Come ricorda The Guardian, la sua formazione è legata all'industrial design presso la School of Arts di Genk, cittadina belga, e alla passione sviluppata per Le Corbusier, Franco Albini e l'interior designer Jean Royère. «Sono sempre stato affascinato anche da Jean Prouvé e Charlotte Perriand - afferma -. Nomi taccomunati da un forte impegno nella social responsibility».

«La moda è molto cambiata dagli anni Novanta - riflette, lui che ha mosso i primi passi nel settore 23 anni fa -. In passato, uno stilista disegnava una collezione e la presentava a un ristretto pubblico di professionisti, poi una foto veniva pubblicata su un giornale e il mese successivo i vestiti arrivavano in negozio».

Una procedura che, secondo Simons, generava attesa e desiderio: «Oggi non è più così, perché ognuno ha la possibilità di vedere una sfilata nel momento stesso in cui si svolge e, prima che gli abiti siano disponibili, la sua attenzione si è già spostata verso qualcosa d'altro. La comunicazione veloce è entusiasmante, ma anche pericolosa, e può causare danni».

 

a.b.
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