Intervista al nuovo ceo di Diesel

Piombini: «Digital e denim, una miscela esplosiva. L'Hyperoom? È la punta dell'iceberg»

La tesi è semplice: «Il denim e la tecnologia prima di tutto». Nel senso che l'innovazione digitale sta rivoluzionando l'azienda, ma il jeans deve tornare a essere la colonna portante del prodotto, anche dal punto di vista culturale e di comunicazione. Lo dice il nuovo ceo di Diesel, Massimo Piombini, nell'intervista pubblicata sull'ultimo numero di Fashion.  
 
Il manager, chiamato dal patron di Otb Renzo Rosso per ricostruire il percepito del brand, parla di un business plan a tre anni al via col 2021, «che vedrà da subito una crescita sul 2019 e con una profittabilità più interessante che in passato», ha raccontato il manager.
 
Ma prima di affrontare il futuro Piombini fa i conti con il 2020 e l'impatto del Covid che non fa sconti a nessuno, nemmeno a Diesel. «Saranno 12 mesi durissimi e, anche se non ce la sentiamo di fare previsioni precise, sarà difficile far meglio del mercato e la prospettiva è quella di una riduzione delle vendite del 22-23%».  
 
Ma Piombini prova a trovare un lato positivo alla pandemia. «Ci ha imposto di reagire a una serie di problemi, così è nata la showroom virtuale con cui stiamo raccogliendo gli ordini della collezione Spring-Summer 2021: è il primo prodotto frutto di una digital trasformation che per l'intero gruppo Otb, e non solo per Diesel, è in atto già da tempo, ma a cui il Covid-19 ha imposto un’accelerazione».
 
Nel corso del botta e risposta il manager prova a raccontare il nuovo processo di acquisto delle collezioni: un'esperienza che dura circa un paio d' ore, dove non si può toccare con mano la collezione, ma la qualità delle immagini offerta, tra foto in 3D scatti a 360 gradi e la possibilità di 50 close up diversi, è tale «che mi sento di garantire che se un buyer non compra un capo della collezione non è perché non lo vede bene» assicura Piombini.  
 
Il nuovo ceo, complice gli ottimi risultati ottenuti dalla recente campagna vendita, ha intenzione di continuare a spingere sul fronte innovazione tecnologica.  
 
«La showroom viruale è solo la punta dell'iceberg di un processo di cui stiamo già immaginando la fase 2 e fase 3. Stiamo lavorando alla realizzazione di campionari in 3D e a molto altro ancora. La showroom di Milano continuerà ad esserci, ma la trasformeremo. Sarà un luogo dove il buyer vedrà la collezione, ma alla fine del suo tour troverà una "darkroom", con all'interno postazioni dotate di maxischermo digitali con cui realizzare gli ordini in maniera più completa. Potremo accedere in tempo reale a report e statistiche sul venduto».
 
Ma l'altro tema di attualità per Piombini è il denim: «È da lì che vogliamo ripartire sul fronte del prodotto. Il denim continua a rappresentare il core business di Diesel, ma la percezione attuale è cambiata. Il know how c'è sempre, ma forse è mancata la cultura. Diciamo che il denim è per Diesel quello che il cuoio è per Louis Vuitton, solo che per il brand francese questo legame è evidente su tutto, dalle collezione ai negozi fino alla comunicazione. Per Diesel non è più così, ma tornerà ad esserlo.
 
E alla domanda se per questa metamorfosi creativa ci sarà bisogno di un direttore creativo, Piombini risponde: «C’è sempre stato, e sempre  ci sarà, un coinvolgimento diretto di Renzo Rosso in tema di creatività, ma questo non esclude che in futuro non si individui una figura esterna a cui affidare la direzione stilistica. Ma non si tratta di una priorità, non attendetevi nomine nei prossimi sei mesi: prima dobbiamo attendere che gli interventi fatti su prodotto e distribuzione siano più visibili».
 
Sul numero di Fashion attualmente in edicola, consultabile anche in versione e-paper su fashionmagazine.it, è pubblicata l'intervista completa al manager italiano.
an.bi.
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