il presidente e ceo sui nuovi scenari

Marco Bizzarri (Gucci): «La moda è fatta per dare gioia e in questo non cambierà»

Meeting più veloci, con l'ausilio della tecnologia, e un'ottica all'insegna della flessibilità per Gucci, in presenza di una crisi che, come spiega il numero uno del brand Marco Bizzarri wwd.com, non ha eguali dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi e non può essere completamente ingabbiata in classificazioni e previsioni.

Nonostante non ci si possa nascondere che l'impatto del coronavirus sarà pesante sul lusso (proprio il patron della casa madre di Kering, Francois-Henri Pinault, ha detto nei giorni scorsi che i ricavi caleranno del 13-14% nel primo trimestre), Bizzarri si rifiuta di vedere soltanto il bicchiere mezzo vuoto.

«Innanzitutto - afferma - dalla Cina Mainland arrivano segnali incoraggianti. Le persone ricominciano a entrare nei negozi e c'è una nuova propensione all'acquisto». Certo, resta il fatto che, se la Cina ricomincia almeno in parte a respirare, il resto del mondo boccheggia.

Gucci, che ha 487 store a livello globale, si sta impegnando innanzitutto a non lasciare a casa chi lavora in questi negozi. «Vogliamo garantire continuità - dice Bizzarri - perché possiamo contare su un grande capitale di risorse umane. Insieme a Kering proteggiamo coloro che lavorano con noi, anche in presenza di una riduzione delle vendite».

Intanto il presidente-ceo e i suoi guardano avanti: «I consumatori sono al centro dei nostri pensieri. Dovremo stare al loro fianco, con la consapevolezza che siamo tutti animali che cambiano pelle. Penso che le cose non cambieranno radicalmente, perché la moda è fatta per dare gioia. Forse ci sarà più sobrietà, come è già avvenuto dopo altre crisi, nel 2001 e nel 2008: si va a corsi e ricorsi».

Secondo Bizzarri, i giovani e la tecnologia avranno un ruolo ancora più centrale: resterà alta l'attenzione alla sostenibilità e si incrementeranno le iniziative legate alla realtà virtuale, che sarà fondamentale per presentare le collezioni con modalità diverse dalle solite.

E' possibile che giornalisti e brand viaggino di meno, anche se alla fine moda significa creatività e quindi non può essere intrappolata in format troppo rigidi. In altri termini, il numero uno di Gucci non ritiene che gli eventi fisici spariranno a favore di quelli digitali, ma che le due modalità di presentazione si divideranno la scena.

Bizzarri loda, infine, l'operato del Governo: «E' troppo facile dire adesso cosa si sarebbe potuto fare e non è stato fatto, di fronte a un'emergenza che non ha precedenti e che ha colto tutti impreparati. Conte e i suoi si sono mossi velocemente, trasmettendo un messaggio chiaro e prendendo decisioni mentre venivano pressati da ogni parte».

Ieri Gucci ha fatto due nuove donazioni, per un totale di 2 milioni di euro, a favore di altrettante campagne di crowfunding, a favore della Protezione Civile in Italia, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e, globalmente, a supporto dell'Oms con la campagna di matchmaking di Facebook. Una campagna accompagnata dal claim We Are All In This Together.

Inoltre Bizzarri, nato a Reggio Emilia, ha donato a titolo personale 100mila euro all'azienda sanitaria della sua città.

a.b.
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