Capasa: «Non siamo regno del lavoro nero»

Il New York Times attacca la moda italiana: «Sfrutta i lavoratori»

Carlo Capasa non ci sta. Il presidente della Camera Nazionale della Moda, parlando con la stampa tra una sfilata e l'altra, risponde alle critiche del New York Times che, in un articolo di oggi 20 settembre, descrive l'Italia - e in particolare le aziende della moda - come il regno del lavoro nero.

In un pungente articolo dal titolo "Inside Italy's shadow economy" il New York Times parla del fenomeno del lavoro nero e sottopagato, citando numerose aziende italiane ma non solo (Max Mara, Fendi, Louis Vuitton), che sarebbero pronte a sfruttare il lavoro di molta manodopera, soprattutto femminile, per la produzione di capi made in Italy.

L'articolo si apre con interviste a lavoratrici domestiche di Ginosa, Santeramo e Incolle - stipendiate da aziende locali, terziste per i grandi gruppi - chiedendosi: «Made in Italy, but at what cost?».

«Ho letto questo articolo mentre mi trovavo alla sfilata di Max Mara (uno dei marchi tirati in ballo dal quotidiano, ndr). Sul tema del lavoro nero tutti gli associati di Camera Moda sono compatti e si impegnano da tempo per la tutela degli addetti a ogni livello», ha dichiarato Carlo Capasa.

«L’articolo - prosegue il numero uno di Camera Moda - parla della Puglia e la descrive come fosse un Paese del terzo mondo: cosa che da pugliese mi infastidisce particolarmente».

«Il lavoro nero esiste anche in Italia, naturalmente. Ma è calato sensibilmente nel nostro settore, come ricordavo alla conferenza per il Green Carpet» ha concluso Capasa, annunciando che i legali di Cnmi stanno studiando una reazione nei confronti della testata americana.

Non è peraltro la prima volta che il quotidiano se la prende con la moda italiana: un paio d'anni fa, sempre con la fashion week in corso, aveva puntato il dito contro il lavoro dei nostri stilisti.

Resta da vedere invece quale strategia di comunicazione adotteranno le tre aziende, chiamate in causa senza mezzi termini dall'articolo.

an.bi.
stats