da zegna alla nuova iniziativa di carpi fashion system

Camici, mascherine e gel: nel fashion la riconversione continua

Tessuti che diventano camici protettivi per il personale medico e ospedaliero, tessuto non tessuto in polipropilene trasformato in mascherine, spesso lavabili e riutilizzabili. Creme per lenire le mani dopo l'uso ripetuto di gel disinfettanti, prodotti per la cura della pelle per il personale medico, che ci ricordano quanto una vita valga più di uno stile.

Il processo di riconversione produttiva delle aziende della moda e del lifestyle è iniziato già nelle scorse settimane, ma continua a ritmo sostenuto ed è per questo che vale la pena fare un aggiornamento con le iniziative più recenti, a partire da quella di Zegna (nella foto).

«Prendiamoci cura l'uno dell'altro - afferma Gildo Zegna, ceo di Ermenegildo Zegna - e superiamo questa emergenza insieme». Il gruppo di Trivero, in Piemonte, ha avviato una parte delle linee produttive degli stabilimenti di Inco (Novara) e Consitex (Mendrisio) per la produzione di camici in tessuto non tessuto. Ne vengono prodotti 250mila destinati alla Regione Piemonte e 30mila al Canton Ticino.

Un'altra bella storia di solidarietà appartiene al gruppo Doratex di Visano, in provincia di Brescia, che per ribadire il senso di appartenenza a un territorio duramente colpito dal Covid-19 ha convertito parte della produzione per realizzare mascherine sanitarie e camici per il personale medico di Regione Lombardia e, anche, donare agli abitanti di Visano parte delle mascherine realizzate.

«Un piccolo aiuto che spero possa servire in questo particolare momento di emergenza sanitaria e umanitaria», spiega Cesare Ferrari, titolare dell'azienda e membro del Comitato Direttivo di Uniontessile Confapi.

Un milione e mezzo di mascherine, inclusive delle tipologie ffp2, ffp3 3 chirurgiche, oltre 250mila camici protettivi monouso e 15mila tute impermeabili: questo l'obiettivo che si è posta MooRER, azienda basata a Castelnuovo del Garda (Verona) e specializzata nella produzione artigianale di giubbotti, piumini e parka. In poco tempo questa realtà ha convertito l'intera produzione del suo storico marchio Jan Mayen, che opera in Cina, per la realizzazione di dispositivi di protezione e una parte del polo produttivo in Italia per confezionare una quantità di dispositivi di supporto alle realtà collocate nelle zone più colpite dalla pandemia nella Penisola, tra le quali le Ats di Bergamo e Brescia, Croce Rossa italiana, diversi comuni lombardi, case di riposo, ospedali e istituti farmacologici e di ricerca.

«Abbiamo sentito il dovere di restituire alla comunità il sostegno che finora ci ha dato, offrendo un contributo tangibile, in particolare a tutto lo staff ospedaliero che lavora ininterrottamente da settimane», commenta Moreno Faccincani, ceo di MooRER, e aggiunge: «Convertendo la produzione di Jan Mayen abbiamo voluto fare la nostra parte per sostenere il Paese, mettendo in condizioni di sicurezza il personale medico e la nostra comunità con dispositivi di protezione adeguati. Per questa ragione, non abbiamo commercializzato questi dispostivi al prezzo di mercato ma li abbiamo messi a disposizione di chi ne ha bisogno, coprendone solo i costi per la realizzazione».

In Toscana Ingram-Gruppo Inghirami sta realizzando ogni settimana migliaia di mascherine per la protezione individuale delle persone, «come atto di responsabilità verso un Paese duramente colpito dalla pandemia», spiegano in azienda. «In questi giorni - precisano - stiamo cercando di produrre più dispositivi nel minor tempo possibile, da donare alle istituzioni locali. Le nostre mascherine sono in 100% cotone, lavabili e riutilizzabili. Le diamo gratuitamente ai comuni e alle organizzazioni vicine a noi».

Anche Baldinini, azienda calzaturiera di San Mauro Pascoli che quest'anno compie 110 anni, e Boccadamo, che opera da anni nel panorama orafo-argentiero con sede a Frosinone, hanno deciso di convertire i propri impianti produttivi per la realizzazione di mascherine di protezione facciale, dando così il proprio contributo in primis a tutti i dipendenti, agli ospedali e alle forze dell'ordine dei rispettivi comuni.

Da segnalare il bando di sovvenzione di Carpi Fashion System: 50mila euro che servono per aiutare le imprese del tessile-abbigliamento con sede legale nella provincia di Modena per sostenere le spese necessarie a portare avanti analisi e controlli, in modo da essere autorizzate ad avviare la produzione di presidi medici legati all'attuale emergenza.

Passando alla cosmesi e guardando oltreconfine, il gruppo francese Rocher, attivo dal 1959 in 90 paesi e guidato dal nipote del fondatote, Bris Rocher, ha riconvertito già da un mese le sue fabbriche bretoni per confezionare gel disinfettanti per le mani (Yves Rocher), mascherine (Petit Bateau) e altri prodotti disinfettanti (Stanhome), donando creme per lenire le mani dopo l'uso ripetuto dei gel (Dr Pierre Ricaud) e prodotti per la cura della pelle per il personale medico (Sabon).

In particolare, ora le fabbriche del gruppo producono bottiglie di gel disinfettante per le mani per i centri sanitari della Bretagna (ospedali universitari, case di cura), in collaborazione con l'Autorità Sanitaria Regionale (Ars). La produzione attuale è di 45mila bottiglie da 190 ml a settimana.

«Mio nonno - ha detto Bris Rocher - si è impegnato per tutta la vita per la sua regione e i suoi abitanti, in particolare nella città di La Gacilly, dove si trova la nostra sede. La nostra è una visione del business basata sulla solidarietà con gli altri».

a.c.
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