L'UDIENZA IL 14 GIUGNO

Lvmh vs Lanvin: il contratto di Sialelli finisce in tribunale

Un'altra gatta da pelare per Lanvin, che sta cercando di risollevarsi a livello sia creativo che di business dalla china in cui è precipitato dopo l'uscita di scena di Alber Elbaz, nel 2015.

Com'è noto, lo scorso gennaio il marchio francese nell'orbita di Fosun ha arruolato Bruno Sialelli: il quarto direttore creativo nel giro di quattro anni, dopo Olivier Lapidus, congedato solo dopo due stagioni, e Bouchra Jarrar, in carica per meno di un anno e mezzo.

Sialelli, 31 anni, ha presentato la sua prima collezione a febbraio, durante la fashion week francese, portando in pedana sia la donna che l'uomo, in cui si è vista l'expertise maturata precedentemente con il menswear attraverso la sua esperienza da Loewe, sotto la direzione artistica di JW Anderson.

E proprio qui sta il punto sollevato da Lvmh, che controlla il marchio spagnolo: Bruno Sialelli avrebbe iniziato a lavorare per Lanvin venendo meno al rispetto della clausola di non concorrenza, che secondo indiscrezioni raccolte da wwd.com dovrebbe decadere solo alla fine di maggio.

Insomma i tempi non sarebbero stati rispettati: lo stilista di Marsiglia è stato nominato ufficialmente il 21 gennaio ed è salito in passerella il mese successivo.

A stabilire la verità sulla correttezza o meno del contratto fatto a Sialelli sarà il Tribunale di Parigi, che ha indetto un'udienza il prossimo 14 giugno. Resta dunque da attendere cosa emergerà dalla querelle legale.

Certo è che per il colosso di Bernard Arnault non si tratta di una faccenda di poco conto, considerata la policy assai fiscale relativamente all'applicazione delle clausole di non concorrenza: una prassi piuttosto comune fra le case del lusso per difendersi e tutelarsi dai marchi rivali.

a.t.
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