Manca solo l’ufficializzazione

Gucci e Alessandro Michele: sodalizio al capolinea?

Kevin Tachman

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno, o forse no. Secondo indiscrezioni pubblicate su wwd.com, Alessandro Michele starebbe per lasciare il suo ruolo di direttore creativo di Gucci. Già a settembre, in un’intervista, il presidente e ceo Marco Bizzarri aveva dichiarato: «Dobbiamo recuperare la nostra parte storica, iconica. In tempo di crescita il mercato chiede novità al limite della stravaganza; in tempo di crisi torna la tradizione. Con Alessandro Michele cercheremo il giusto mix».

Parole indicative su un cambiamento di rotta, che a quanto pare Michele non ha intenzione di seguire. Da qui l’incrinarsi di quella formula magica che ha portato Gucci a stravolgere i propri canoni in quasi otto anni vissuti in accelerata continua, dopo l’uscita di scena di Frida Giannini nel 2015 e la svolta inattesa affidata a Michele, che ai tempi era praticamente uno sconosciuto abituato a lavorare dietro le quinte, nonostante avesse alle spalle un curriculum di tutto rispetto: entrato in Gucci nel 2002, era stato in precedenza senior designer degli accessori da Fendi. Presso la maison di Kering, prima di arrivare al fatidico 2015, aveva fatto una scalata silenziosa ma significativa, diventando “associato” di Frida Giannini nel 2011 e direttore creativo di Richard Ginori nel 2014.

Marco Bizzarri aveva intuito le sue potenzialità inespresse e gli ha dato fiducia totale: insieme, come due facce della stessa medaglia, hanno portato il marchio della doppia G a sfiorare i 10 miliardi di euro di fatturato, con un incremento del fatturato mediamente del 35% per cinque trimestri consecutivi nel momento clou del successo, anche se nell’ultimo quarter la crescita dei ricavi di Gucci (+18% e +9% su base like-for-like) è stata meno eclatante di quanto ci si aspettasse: Saint Laurent, per esempio, ha fatto un balzo del 40% o del 30% sempre like-for-like. Già nel secondo trimestre l’avanzata di Gucci era stata sotto le attese (+13% o +4% like-for-like).

Il patron della casa madre Kering, François-Henri Pinault, non è del resto nuovo a colpi di mano: basti pensare alla repentina uscita di scena, lo scorso novembre, di Daniel Lee - ora al debutto da Burberry - dalla direzione creativa di Bottega Veneta, nonostante gli ottimi risultati raggiunti. Pare che già oggi quelle che per ora sono solo voci diventino realtà: in molti pensano che sia in arrivo in serata l’ufficializzazione della rottura. Alle 14.30 il titolo Kering perde in Borsa l'1,16%.


a.b.
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