Milano Digital Week

Analisi della concorrenza con l'AI: per Competitoor la moda è solo all’inizio

L’intelligenza artificiale può essere un valido strumento della moda per l’analisi della concorrenza e la “difesa” del prezzo.

Tuttavia è ancora limitato il numero di aziende che si avvalgono di nuove tecnologie come l’Artificial Intelligence (AI). Lo conferma Davide Lugli - ingegnere 43enne co-fondatore di Competitoor, da circa 15 anni nel settore e-commerce - che ha trattato l’argomento presso H-Farm, durante la Milano Digital Week, la cinque giorni promossa dal Comune (dal 13 al 17 marzo) dedicata all'innovazione tecnologica e al digitale.

Fondata nel 2016, la modenese Competitoor si sta specializzando nella moda e nel lusso (Valentino, Tod’s, Max Mara, Piquadro e Liu Jo tra i clienti). Applica le nuove tecnologie, e in particolare l’AI, per raccogliere dati online dai cataloghi dalle piattaforme e-commerce multimarca e dai web store monomarca. «Sono 40 milioni - ha spiegato Lugli - le pagine prodotto monitorate ogni giorno e 165mila i siti considerati, in 36 Paesi».

Le informazioni vengono aggregate a seconda delle esigenze di indagine del brand committente, e si prestano a molteplici modalità di visualizzazione. «Poi è la singola azienda che decide il da farsi».

La tecnologia messa a punto da Competitoor è impiegata, per esempio, per tenere sotto controllo ogni giorno la concorrenza «senza doverlo fare “a mano”», con grande vantaggio in termini di tempo e tempestività nel prendere decisioni.

Si possono confrontare prezzi e prodotti tenendo conto delle caratteristiche intrinseche. «Le reti neurali - ha precisato Lugli - permettono di confrontare le immagini, l’analisi semantica di vedere "il peso" delle parole. Possiamo raccogliere i dati senza bisogno di codici identificativi».

Un altro campo di applicazione è il monitoraggio dei prezzi dei propri prodotti in vendita online. «Alcuni marchi - ha raccontato il fondatore di Competitoor - hanno scoperto di essere in vendita in canali non ufficiali, oltre a intercettare, talvolta, prodotti contraffatti». Inoltre ci si può imbattere in «violazioni di sconto». Per il lusso il monitoraggio dei prezzi online è fondamentale, al fine di difendere il valore percepito dal consumatore, di non «svilire il prezzo». «Avendo la pazienza di cercare, invece, succede che il medesimo prodotto si può trovare scontato anche del 40%», ha osservato l’esperto.

Tuttavia la moda sta cominciando solo di recente a muovere i primi passi in questo genere di analisi, anche se il passaggio generazionale in azienda fa ben sperare. Una delle difficoltà è la mancanza di professionisti che sappiano usare in modo strategico le informazioni ottenute. «A volte - ha detto Lugli - capita di confrontarsi con il marketing, altre volte con il wholesale oppure con lo stile. Sarebbe meglio invece un price manager o brand mananger, che conosce l’effetto del canale digitale sulle attività».  

«Moda e lusso - ha concluso - si stanno focalizzando sul consumatore, ma dovrebbero conoscere meglio ciò che fa la concorrenza. L’ideale sarebbe mettere insieme tanti strumenti che dialogano fra loro, per esempio l’analisi dei prezzi e l’analisi della brand reputation dai social, coordinarli e agire».
e.f.
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