MILANO DIGITAL WEEK

Nicolas Bargi (Save the Duck): «La visione di lungo periodo è la stella polare per governare l'ingovernabile»

Quali le keyword per la ripartenza? Durante un talk organizzato da Connexia nell'ambito della Milano Digital Week, Nicolas Bargi, ceo di Save the Duck, non ha avuto dubbi nel rispondere: «La visione di lungo periodo, che abbraccia i futuri consumatori».

A dimostrare la bontà della strategia è la storia stessa del marchio di piumini 100% animal free, che ha fatto propria la causa animalista in tempi non sospetti, quando l'attenzione all'ambiente e alla sostenibilità erano ancora temi di nicchia.

«Nel 2011, quando sono partito con l'idea di offrire ai consumatori un prodotto che rispettasse animali, ambiente e persone – ha raccontato - non c'era nessuno che online cercava prodotti animal cruelty free e sostenibili. Nel 2014 erano un 20% e nel 2017 un 50%, con punte del 70% quando si trattava della fascia under 25».

«Oggi è diverso – ha aggiunto – perché le nuove generazioni sono nate con una forte sensibilità ambientale e ai temi ecologici che invece non fa parte della mia generazione».

Ciò che ha permesso al marchio di casa Forest (controllata dal fondo Progressio) di partire in sordina, rivolgendosi a una percentuale bassissima di consumatori eco-conscious, e di affermarsi progressivamente sul mercato, fino a ottenere importanti certificazioni come B Corp (prima realtà fashion italiana a ottenere questo riconoscimento) e a diventare  Società Benefit  è stata la «chiara purpose, a cui non sono mai venuto meno e che ha costituito un'alternativa di consumo».

«All'inizio eravamo guardati come Calimero, andavamo controcorrente, ma la nostra forza è stata la visione "futuristica", pensata per adattarsi ai futuri consumatori».

Dopo aver creato prodotti riciclati e riciclabili, ora Save the Duck sta lavorando in chiave di circular economy, con un focus su «un tema molto complesso come quello della biodegradabilità dei prodotti», ha detto Bargi. Ma anche su un importante, ulteriore obiettivo: quello di diventare carbon neutral entro il 2030.

Nel secondo Bilancio di Sostenibilità l'azienda ha posto infatti l'attenzione sulla riduzione delle emissioni di gas serra, del consumo energetico e dell'impatto ambientale delle acque di scarico derivanti dal ciclo produttivo.

Alcuni dei punti focali del 2020 saranno la diminuzione dell'utilizzo di materiali contenenti PFC e l'aumento della percentuale di tessuti riciclati all'interno delle collezioni (obiettivo esteso anche per il 2021).

Al fine di raggiungere il traguardo fissato per il 2030, Save The Duck si impegna a misurare la propria carbon footprint, estendendo la tracciabilità delle emissioni lungo l'intera value chain, ovvero dall'estrazione e lavorazione delle materie prime fino al fine vita dei prodotti, e a definire una strategia di neutralizzazione graduale della carbon footprint aziendale.

a.t.
stats