Nasce il think tank Albini_next

Gruppo Albini: «A Bergamo le basi per la Silicon Valley del tessile»

Il Cotonificio Albini inaugura a Bergamo Albini_next: un hub nell’innovation district del Kilometro Rosso per pensare al tessile di domani.

Il think tank vuole essere un punto di partenza per le nuove frontiere dell’innovazione, nell’ottica di una filiera della moda sostenibile.

«Il nostro primo obiettivo - afferma Stefano Albini, presidente di Cotonificio Albini - è quello di individuare le tematiche che cambieranno l’industria tessile delle fibre naturali nei prossimi cinque anni. Se fino al secolo scorso i nostri abiti erano realizzati solo con cotone, lino, canapa, lana e seta, oggi ci sono il lyocell e fibre derivanti dalla frutta naturali e sostenibili».

«Con Albini_next - precisa - vogliamo individuare i tessuti del futuro e nuovi processi produttivi e trovare nuove materie prime che possano derivare dalla natura o dal riciclo di altri materiali, portando le fibre naturali a livelli di performance oggi impensabili. Questo e molto altro».

Il gruppo tessile prevede già una serie di collaborazioni con partner internazionali a livello di università (tra queste il Royal College of Arts di Londra, Empa e Stf Textile School di Zurigo, Università Bocconi, Università degli Studi di Bergamo e di Firenze), centri di ricerca e aziende “smart”.

«Una volta creati i progetti con gli “innovator” - spiega Albini - un Comitato Scientifico di esperti li valuterà e deciderà quali meritano di passare da concept a prodotto pronto per il mercato».

La scelta dell’innovation district Kilometro Rosso non è casuale: «Crediamo nel nostro territorio - sottolinea il presidente del cotonificio - ma sarà anche un luogo internazionale interdisciplinare e aperto alle giovani generazioni».

L’inaugurazione vera e propria di Albini_next è avvenuta nei giorni scorsi con un momento di discussione attorno alla domanda: “Come ci si vestirà domani?”.

Secondo Linda Loppa, fondatrice della Linda Loppa Factory, «la creatività è da sempre il motore del cambiamento». «Credo nella necessità di un nuovo modello di business - dice - che faccia da ponte tra i giovani talenti e i capitali necessari a realizzare le loro idee».

Carl Illi, presidente di Swiss Textile e membro del cda di Rieter, ha ricordato che il 25% dei capi prodotti ogni anno sono destinati a non essere mai indossati. «È indispensabile lavorare sulla sostenibilità - afferma - ma il cambiamento è possibile solo con l’innovazione, la ricerca di nuovi materiali e la comunicazione della passione degli imprenditori al consumatore finale».

«Oggi la moda è un mix tra la customer centricity e la visione dei brand», ha osservato Claudio Antonioli, fondatore di Antonioli Milano e presidente di New Guards Group. «Personalmente - aggiunge - guardo tanto all’innovazione, ma per fare business è necessario avere sempre un occhio al cliente finale».

Parlando di sostenibilità, fa notare: «Confido che si arriverà presto a una maggior consapevolezza in merito e che la gente sarà pronta a pagare un prezzo più elevato per prodotti più etici, probabilmente già con la Generazione Z».

«La prima cosa da fare - ribatte sul tema Claudio Marenzi, presidente Confindustria Moda e ceo di Herno - è creare una standard condiviso perché oggi gran parte della sostenibilità è puro marketing. Si deve iniziare dalla raccolta e dalla mappatura dei dati, che porterà allo sviluppo della consapevolezza e di conseguenza all’innovazione».

«Bisogna impegnarsi sia come industria, che come persone, e rompere le barriere del business tradizionale in una direzione che si basi su creatività, business plan efficace e sostenibilità», sostiene Isaac Nichelson, ceo e co-fondatore di Circular Systems.

Cristiano Spelta, cto e co-fondatore di E-Novia elenca le tre regole d’oro per una startup di successo: imprenditorialità, lavoro in team e sensibilità del mercato. «La startup - osserva - ha sempre la stessa storia: all’inizio non esiste un mercato pronto ad accoglierla, ma il buon imprenditore ha la capacità di creare un suo mercato, sapendo unire le eccellenze in diversi ambiti con gli investimenti».

e.f.
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