Serve più interazione fra marchi e fornitori

Allarme di Smi: nel 2021-2023 a rischio 75mila addetti della filiera

In mancanza di interventi governativi, la filiera italiana del tessile-abbigliamento rischia la perdita di 75mila addetti nel triennio 2021-2023.

Lo denuncia Smi-Sistema Moda Italia, che il 4 febbraio ha dato il via a una serie di incontri via web intitolata “I giovedì di Smi” per approfondire, fino ad aprile, tematiche come l’emergenza Covid, la Brexit, la sostenibilità, il welfare e l’orientamento del fashion business.

Nell’incontro di ieri il presidente dell’associazione, Marino Vago (nella foto), ha espresso preoccupazione per le previsioni sull'occupazione, che saranno ufficializzate in un prossimo report, e in merito alla riduzione del fatturato del tessile-abbigliamento, che nelle stime per il 2020 sfiora il 30%.

Le note dolenti per gli imprenditori del settore riguardano l’export e l’occupazione. «I dati ufficiali dell’Istat relativi a gennaio-ottobre 2020 - ha ricordato Vago - evidenziano un calo delle esportazioni di poco inferiore al 20%. Per un settore “esportatore abituale” come il nostro, con una quota di vendite estere in media pari al 60% dei ricavi totali, ciò significa quasi 6 miliardi in meno, rispetto allo stesso periodo del 2019, ma soprattutto la possibile perdita di quote di mercato difficilmente recuperabili».

«In uno scenario di perdite di fatturato così elevate e in mancanza di una strategia governativa a favore di un sistema fondamentale come quello della moda - ha aggiunto - non è difficile immaginare una contrazione importante del livello occupazionale».

Al primo giovedì di Smi è intervenuto Luca Bettale, senior partner della società di consulenza Long Term Partners, che ha presentato una ricerca internazionale sui cambiamenti causati o accelerati dal virus nel lusso, basata sulle interviste a ceo di aziende leader di settore in Francia e in Italia, che insieme fatturano oltre 25 miliardi di euro.

Dall’analisi è emerso in primis che tutti i brand dell’alto di gamma reputano necessaria una maggiore interazione con i fornitori a monte, nel processo di creazione del prodotto ma anche nella pianificazione delle produzioni e nella loro consegna. Questa potrà essere una chiave futura di successo, in parallelo con una costante attività di consumer engagement.

Altri fattori vincenti e differenzianti nel modello operativo indicato da Long Term Partners sono: un’offerta di prodotto con frequenti inserimenti di novità e meno legata allo schema delle stagioni; un modello di approvvigionamento più flessibile, costruito con fornitori; un miglioramento nella gestione dei flussi fisici e dei tempi dei servizi di fornitura; una crescente attenzione alla sostenibilità e ai passi per migliorarla.

«Le risorse per questa trasformazione - hanno concluso gli esperti di management - non possono che venire da una politica industriale di Paese, che investa nel rilancio e nel recupero di competitività della filiera italiana».

e.f.
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