STRONCATO DAL COVID

Addio ad Alber Elbaz: lo stilista muore a 59 anni

Il mondo della moda piange la prematura scomparsa di Alber Elbaz, che secondo il quotidiano israeliano Hareetz, sarebbe morto dopo aver combattuto per tre settimane presso l’American Hospital di Parigi, per le conseguenze del Covid.

A confermare la sua morte è stata la holding svizzera Richemont, che nel 2019 aveva finanziato e avviato la joint venture AZ Factory, pensata dallo stilista come brand per lo sviluppo di soluzioni adatte alle donne dei nostri tempi, con linee e basi di maglieria tecnica, che lo stesso designer chiamò “switchear”.

«Non ho perso solo un collega ma un caro amico – ha dichiarato il presidente di Richemont, Johann Rupert -. Alber era considerato da tutti una delle figure più brillanti e amate dell’industria della moda. Sono stato sempre colpito dalla sua intelligenza, sensibilità, generosità e creatività sfrenata. Era un uomo di eccezionale calore e talento e la sua visione singolare, il suo senso per la bellezza e la sua empatia lasciano un’impronta indelebile».

«È stato un grande privilegio guardare Alber nella sua ultima impresa, mentre lavorava per realizzare il suo sogno di una moda intelligente e impegnata - ha aggiunto -. La sua visione inclusiva ha fatto sentire le donne belle e a loro agio, fondendo l’artigianalità tradizionale con la tecnologia, progetti altamente innovativi che miravano a ridefinire l'industria. Alber mancherà molto a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare con lui».

Elbaz nacque in Marocco, a Casablanca, da una famiglia ebrea con padre parrucchiere e madre pittrice. All’età di dieci anni si trasferì a Holon, città sulla fascia costiera centrale di Israele, a sud di Tel Aviv, dove la madre, rimasta vedova, riuscì a trovare un lavoro di cassiera. Proprio la madre fu quella figura che lo incoraggiò a intraprendere una carriera della moda, avendolo visto disegnare all’età di sette anni, dandogli 800 dollari per andare a New York a studiare presso Geoffrey Beene.

Dopo la formazione americana, studiando le tecniche e creazione di abiti da donna comodi ed eleganti, Elbaz fu chiamato da Guy Laroche a Parigi e in seguito arruolato da Pierre Bergé, direttore creativo di Yves Saint Laurent, fino al suo licenziamento, avvenuto solo dopo che la maison fu acquistata dal gruppo Gucci, all’epoca del duo Domenico De Sole e Tom Ford.

Nel 2001 ha iniziato a disegnare per Lanvin, rilanciando le fortune della casa di moda francese, con interpretazioni moderne di abiti, modelli colorati, e un nuovo packaging caratterizzato da un colore blu chiaro “non ti scordar di me”, una tonalità di colore preferita da Jeanne Lanvin, che avrebbe presumibilmente visto in un affresco di Fra Angelico. Ha anche creato per questa maison una tendenza di gioielli luxury, lanciando perle ricoperte di tessuto.

Un uomo ironico e arguto, amante dell’arte, tanto che i suoi sketch umoristici, le sue campagne pubblicitarie (ricordiamo per esempio quella del decimo anniversario di Lanvin, dove ha inserito persone vere come un musicista di 18 anni e un pensionato di 82 anni), fino a lecca lecca con la sua faccia, diventano una vera propria firma del suo estro e creatività.

Nell’ottobre 2015, Elbaz dopo numerose divergenze e disaccordi con il principale azionista dell’azienda Lanvin, Shaw-Lan Wang, lamentando la mancanza di strategia e di investimenti mirati, viene licenziato, con un tracollo delle vendite dopo la sua partenza, fino all’acquisto del marchio da parte del fondo cinese Fosun.

Dopo aver lasciato la Maison Lanvin, il designer si è dedicato a una serie di consulenze con vari marchi di lusso, da Converse a LeSportsac, fino a Tod’s, creando e rivisitando sempre con il suo senso creativo alcuni modelli di mocassini e borse nel 2019.

Un visionario e un talento con una personale visione, che si può racchiudere in una sua celebre frase: «Il nostro lavoro come designer è ascoltare, capire. Per tutta la mia carriera ho sempre lavorato con donne e per le donne».

I funerali si terranno mercoledì a mezzogiorno a Holon, in Israele.

a.c.
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