Studio sulla fragilità maschile al covid-19

Prada insieme al San Raffaele con il progetto "Proteggimi"

I dati clinici che possediamo finora suggeriscono che il Covid-19 colpisce più duramente gli uomini rispetto alle donne: a indagare le cause di questo gap sarà l'Ospedale San Raffaele di Milano (nella foto), che con il sostegno economico del Gruppo Prada, indagherà il ruolo degli ormoni sessuali maschili riguardo a questo tema.  

Il sostegno al progetto "Proteggimi" si inserisce nel percorso di impegno del Gruppo Prada nell'ambito della ricerca scientifica, col fine di esplorare il ruolo della scienza nella società contemporanea. Dopo la partnership con la Fondazione Gianni Bonadonna nel progetto di innovazione terapeutica e ricerca oncologica "Medici umani, pazienti guerrieri", l'iniziativa coincide non solo con un periodo di emergenza sanitaria mondiale, ma anche con una spinta verso il futuro che la casa di moda ha intrapreso attraverso un'inedita ricerca che mette in dialogo le neuroscienze con la cultura.

Sviluppato dall’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e coordinato dal Prof. Andrea Salonia, urologo e andrologo, direttore di Uri- Istituto di Ricerca Urologica - del San Raffaele e docente dell'Università Vita-Salute San Raffaele, cercherà di spiegare la disparità d'impatto del coronavirus sugli uomini rispetto alle donne e di costruire un registro europeo di dati epidemiologici su Covid-19 disaggregati per sesso.

Nel progetto saranno coinvolti anche diversi gruppi di ricerca italiani ed europei. Secondo gli ultimi dati a disposizione, infatti, gli uomini rappresentano il 66% dei decessi per Covid-19 in Italia - percentuale che cresce al diminuire della fascia d'età - e sono anche i soggetti con maggiori necessità di ricovero in terapia intensiva, con una percentuale dell'82% in Lombardia.

A spiegare almeno in parte questa disparità di impatto potrebbero essere gli ormoni sessuali, e il testosterone in particolare. «Poter studiare i dati di uomini e donne in modo distinto - spiega il Prof. Salonia - è fondamentale per capire se i livelli di testosterone siano correlati alla gravità della malattia e per valutare eventuali impatti a lungo termine sullo stato di salute generale del maschio guarito dal virus. Ci auguriamo di riuscire a produrre i primi risultati di questa ricerca già nelle prossime settimane».

a.t.
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