UNA TAVOLA ROTONDA A MILANO

Fashion On Demand by Lectra: la personalizzazione nell'era del Made 4.0

Made 4.0: cosa comporta esattamente questa espressione per le aziende italiane della moda e le loro strategie di processo e di prodotto? E come la tecnologia può aiutare i marchi, soprattutto dell'alto di gamma, a ottenere collezioni personalizzate in tempi rapidi e con costi accettabili?

Se ne è parlato ieri a Milano nel corso di una tavola rotonda organizzata da Lectra, fornitore di soluzioni ad alta tecnologia per le aziende della moda con 45 anni di attività alle spalle, per presentare Fashion On Demand by Lectra: un'offering completamente integrata, dallo sviluppo prodotto alla produzione, che si basa sulla piattaforma Cloud e sui principi dell'industria più avanzata.

Al tavolo dei relatori Gian Mario Borney (fashion strategies advisor), Fabio Canali (presidente Southern Europe & North Africa di Lectra), Corrado Corneliani (direttore operations di Corneliani), Claudio Marenzi (presidente di Confindustria Moda), Angelo Petrucci (chief master tailor & head of product design di Brioni) e Salvatore Testa, professor of Strategy and Fashion & Luxury Management dell'Università Bocconi, con il direttore del canale TV Class Cnbc, Andrea Cabrini, in veste di moderatore.

Pilastro del Made 4.0 è l'evoluzione del concetto di personalizzazione: secondo un comunicato diffuso da Lectra, una percentuale tutt’altro che trascurabile di consumatori, il 56%, ritiene che l'abbigliamento customizzabile rappresenti il futuro della moda.

Come ha fatto notare Salvatore Testa, si sta chiudendo un cerchio: se gli albori del settore sono legati alla couture e i tempi più recenti ai fenomeni della democratizzazione e globalizzazione del fast fashion, ora riemerge trasversalmente nel consumatore il desiderio di un prodotto non massificato.

«Un fenomeno guidato dai Millennials - ha affermato Testa - la cui ricerca di durevolezza dei capi e trasparenza va ascoltata ed esaudita, in un comparto che tra l'altro è uno dei più inquinanti del pianeta, praticamente il contrario della sostenibilità di cui tanto si parla».

«Va detto però che un conto sono i vari Zara e H&M, per i quali la social responsibility è un fatto di marketing più che reale, e un conto sono marchi come i nostri, sostenibili da sempre e nel dna», ha puntualizzato Claudio Marenzi.

Gian Mario Borney ha riportato l'attenzione sulle modalità di acquisto: «Tutti cercano oggi valori come empatia ed emozione, in negozio e per esteso nel guardaroba. Ciò non avviene solo nell'alto di gamma e questa è la grande novità. Il digitale può dare una mano alle aziende, in quanto permette di profilare il cliente, individuandone i gusti e le preferenze, ma anche la tecnologia in generale è un asset».

Il cambiamento in atto, come ha sottolineato Marenzi, è sintetizzabile in un prodotto, la sneaker: nata come accessorio basic, è stata ed è al centro di un processo di customizzazione che l'ha proiettata anche sulle passerelle delle grandi griffe.

Prodotto a parte, in che misura e con quali modalità l'impostazione 4.0 impatta sui processi aziendali e li trasforma? «Velocità e flessibilità sono imprescindibili anche per chi, come noi, si occupa di menswear d'impronta tendenzialmente formale - ha risposto Corrado Corneliani - dalla progettazione fino alla fase post vendita, dal taglio all'informatizzazione dei processi, per arrivare al capitolo risorse umane, tutto cambia e anche il personale deve rivedere i propri percorsi».

Risorse umane che soprattutto per il made in Italy rivestono un ruolo essenziale: «Un brand come il nostro non potrebbe esistere senza il patrimonio delle mani, pur dovendo fare i conti con la necessaria riduzione dei processi - ha affermato Angelo Petrucci di Brioni -. Ci confrontiamo direttamente con il cliente finale e sappiamo che ognuno è unico, nella fisicità come nelle richieste. La nostra forza è saperlo accontentare. Certo, anche noi ci velocizziamo e in quattro giorni siamo in grado di fare una prima prova con un tessuto non definitivo. Il lavoro su un abito si svolge all'80% all'interno e solo al 20% nella parte esterna».

«Noi che ci occupiamo di tecnologia siamo alle prese con una sfida, che stiamo vincendo grazie a ricerche e investimenti significativi, soprattutto negli ultimi quattro anni - è intervenuto Fabio Canali di Lectra -. Riuscire a valorizzare il su misura con i mezzi moderni, rendendo più facili e precisi i passaggi e prestando attenzione anche alla sostenibilità delle soluzioni che proponiamo».

«L'high tech - ha chiarito il manager - non è un mostro, ma un alleato dell'italianità: Fashion On Demand by Lectra ne è la riprova, perché consente di gestire in modo efficace la produzione personalizzata, dall'unito al motivo, fino ai piccoli ordini, in comparti come il formale uomo, lo sportswear, la camiceria e la donna».

«Customizzare il prodotto mentre il processo produttivo è in corso, è lì che dobbiamo arrivare - ha concluso Marenzi - nel contesto più ampio di un investimento sul futuro: in Italia il numero degli studenti degli istituti tecnici è nettamente inferiore a quello che sarebbe necessario per un sano ricambio generazionale. E poi vogliamoci più bene: comunichiamo chi siamo, i nostri valori, le nostre peculiarità. Gli stranieri in questo sono bravi, prendiamo esempio» (nella foto, da sinistra, Fabio Canali, Andrea Cabrini, Claudio Marenzi, Caterina Rorro di Lectra, Corrado Corneliani, Gian Mario Borney e Angelo Petrucci).

a.b.
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