saltano cruise, pre-collezioni e stagionalità

Alessandro Michele: «Basta show, per Gucci due presentazioni l'anno»

Dopo Armani, Dries Van Noten con i 250 firmatari del suo appello lanciato alcuni giorni fa, il Cfda e il British Fashion Council, a prendere posizione verso una moda completamente ripensata in base ai nuovi scenari di mercato è nientemeno che Gucci, attraverso alcuni post di Alessandro Michele sul suo account Instagram.

In una serie di riflessioni che sembrano scritte con una vecchia Lettera 22 su fogli colorati, Michele annuncia che nel suo domani abbandonerà «il rito stanco delle stagionalità e degli show per riappropriarmi di una nuova scansione del tempo, più aderente al mio bisogno espressivo».

«Ci incontreremo due volte l'anno - aggiunge - per condividere i capitoli di una nuova storia. Si tratterà di capitoli irregolari, impertinenti e profondamente liberi. Si nutriranno di nuovi spazi, codici linguistici e piattaforme comunicative».

Il designer prende le distanze dall' «armamentario di sigle che hanno colonizzato il nostro mondo: cruise, pre-fall, spring-summer, fall-winter. Mi sembrano parole stantie e denutrite. Contenitori che si sono progressivamente staccati dalla vita che li aveva generati, perdendo aderenza con il reale».

I nuovi appuntamenti «saranno battezzati con un linguaggio dalle radici meravigliosamente antiche: il linguaggio della musica classica. Saranno quindi, di volta in volta, sinfonie, rapsodie, madrigali, notturni, ouverture, concerti e minuetti a costellare il mio percorso creativo».

Questi annunci rientrano in una più ampia serie di Appunti dal Silenzio - così li ha chiamati Alessandro Michele - dove ribadire le proprie posizioni. Qualche passaggio: «La storia è costellata di crisi che non ci hanno insegnato nulla. Ma attraverso il dolore possiamo guardare al nostro recente passato con un occhio critico. Questo presente ci carica di importanti responsabilità». «Nel mio piccolo, sento l'urgente bisogno di cambiare molte cose nel mio modo di lavorare. Questa crisi ha in qualche modo amplificato la mia urgenza trasformativa, un processo che non può più essere rimandato». «Il cambiamento che io immagino coinvolge la capacità di riconnettermi con le ragioni più profonde che hanno ispirato il mio ingresso nel reame del fashion».

Gucci è il secondo marchio di casa Kering a prendere una posizione eclatante. È stato preceduto di circa un mese da Saint Laurent, con un comunicato in cui la griffe guidata da Francesca Bellettini dal punto di vista strategico e da Anthony Vaccarello da quello creativo anticipava che non avrebbe presentato le proprie collezioni in nessuno degli appuntamenti canonici del 2020 e che avrebbe invece seguito «il proprio ritmo, legittimando il valore del tempo e connettendosi globalmente con le persone».

«Non voglio accelerare una collezione solo perché c'è una scadenza - aveva affermato allora Vaccarello - ma presentarla quando sarò pronto a svelarla. Ciò che è fuori dalla moda ora è il calendario dell'intero sistema: gli show, le showroom, gli ordini».

In Italia, a parte Armani, è da segnalare una presa di posizione per tutte, quella di Zegna, che per lanciare la collezione SS21 di Ermenegildo Zegna XXX sceglierà a luglio un format virtuale.

Tornando a Kering, il prezzo da pagare alla pandemia nel primo trimestre 2020 è stato un calo del 15,4% dei ricavi, pari a 3,2 miliardi di euro, con il brand ammiraglio Gucci in discesa del 22,4% (o del 23,2% su base like for like), a quota 1,8 miliardi: una caduta causata anche dalla forte esposizione in Cina.

Nel periodo Saint Laurent ha visto le vendite ridursi del 13,8%, mentre l'unica griffe che è andata in controtendenza è stata Bottega Veneta, con un +10,3%.

Ma per il colosso francese e gli altri player, del lusso e non solo, la battaglia è solo agli inizi. Secondo le stime dell'Altagamma Consensus e del Monitor Altagamma Bain sui Mercati Mondiali, nel settore luxury la pandemia porterà a un decremento dei ricavi pari al 20% nel 2020, anche se da qui al 2025 si dovrebbe assistere a una crescita del 2-3%, con un ritorno ai livelli 2019 probabilmente nel 2022-2023.

Sempre nell'anno in corso la profittabilità delle imprese del comparto dovrà probabilmente rassegnarsi a una flessione del 30% (nella foto, Alessandro Michele).

a.b.
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