Farcela da soli

È nelle corde dei nostri imprenditori doversi arrangiare da sé.
Duole dirlo, ma sarà così anche per tutta la durata, non breve, dell’attuale crisi da Covid.
Le aziende italiane dovranno fare tesoro di questa loro ancestrale capacità. Cavalieri bianchi all’orizzonte non se ne vedono.
Lo Stato si comporta come di consueto, brillando per assenza, se non per inconsapevole ostruzionismo, dovuto a un micidiale mix di incapacità e di incompetenza.
E i forzieri della grande finanza si aprono solo con molta, molta cautela.
Come muoversi, dunque, di fronte a una seconda ondata virale che sembra essere più impetuosa della prima?
Le inchieste che abbiamo confezionato in questo numero di Fashion provano a dare qualche risposta.
Innanzitutto guardando i numeri di chi ce la sta facendo (pag. 16).
Se isoliamo i fattori di successo, ci accorgiamo che ben poco è lasciato al caso.
Come quando sedemmo ai banchi di scuola, la verità è semplice. Vince chi ha fatto i compiti a casa.
Un guizzo di genio può bastare in tempi buoni. In tempi difficili è necessario il duro e pluriennale lavoro.
Andiamo dunque per ordine.
Il marchio deve splendere di forza fresca, potenziato dai nuovi mezzi di comunicazione (vedi il servizio sulla generazione Z a pag. 32).
Il prodotto deve essere ponderatamente assortito, senza sprechi né eccessi (un modello a questo riguardo è Stone Island, vedi l’intervista a pag. 6).
Il mix distributivo deve diversificare il rischio, aprendo appieno il ventaglio delle nuove tecnologie (vedi l’intervista a Holli Rogers di Browns a pag. 9, nonché l’indagine a pag. 28).
E idealmente la Cina deve essere presidiata con determinazione, anticipando e servendo le esigenze di un consumatore che è oggi tra i più evoluti al mondo.
Sembrerebbe facile, a questo punto, giungere a un'ovvia conclusione: in questa partita sono favoriti inevitabilmente i grandi, gruppi o brand che siano.
Si tratta, però, di una deduzione vera e falsa allo stesso tempo.
Vera, perché essere bravi su tutti questi impegnativi fronti necessita di risorse che trascendono le possibilità della media azienda italiana. Da qui dunque la spinta ad aggregarsi, un tema importantissimo emerso dalla ottava edizione della nostra CEO Roundtable, ricca di interventi di ospiti eccellenti quali Stefano Molino di Cassa Depositi e Prestiti, Andrea Ottaviano di Clessidra, Marco Marchi di Eccellenze Italiane, Pietro Negra di Pinko, nonché leader tecnologici quali Openmind e Cegid (vedi il reportage a pag. 12).
Al contempo è anche falsa, perché a volte è sufficiente essere campioni in uno di questi ambiti, senza distrarsi in partite più grandi, e si può sbarcare benissimo il lunario. Ne sono testimonianze sia il nuovo fermento italiano in materia di startup (vedi pag. 36), sia le opportunità insite in collaborazioni con i grandi player multimarca digitali, tra cui è in corso una spietata battaglia per la supremazia, che apre spiragli a chi porta valore aggiunto a livello di branding e di prodotto (vedi pag. 21).
Non dimentichiamoci anche di mobilitare nuove risorse di leadership, avvalendoci della forza straordinaria delle donne breadwinner italiane, che è ormai imperativo debbano accedere alle leve del potere, siano esse economiche o no (vedi a questo proposito la mia intervista a un'esperta in materia, la giornalista del Corriere della Sera Michela Proietti, a pag. 72).
Rimbocchiamoci dunque come sempre le maniche.
La nottata sarà ancora lunga.
Ma proprio per questo è imprescindibile dotarsi di una buona torcia e di ottimi sherpa.

Marc Sondermann

Fashion Magazine Novembre 2020

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