Il commercio si fa "headless"

La trasformazione rapida delle modalità d’acquisto, tra retail e digital, è in pieno corso da qualche anno. E la velocità del cambiamento non accenna a diminuire. 
Le buzzword dell’omnichannel e del ‘phygital‘ sono ormai parti integranti del lessico manageriale, anche se ancora agli albori in termini di implementazione su vasta scala.
Il retail si sta però già approcciando a vivere una seconda grande ondata di spinte al cambiamento. Si tratta della discesa in campo sempre più pesante dei marketplace in settori che una volta non godevano di una vera trasparenza di prezzo tra retailer, wholesaler e outlet.
In questo ambito, disintermediare la catena del valore vuol dire offrire un vantaggio di prezzo al consumatore finale, gettando un guanto di sfida a tutti coloro che presidiavano queste industrie con successo fino a ieri.
Più che mai, dunque, il compito odierno è quello di orchestrare un concerto di player che, se si riversassero tutti in autonomia su piattaforme aggregative (quali possono essere, ai due estremi dello spettro, Amazon e Farfetch), potrebbero arrecare degli importanti danni ai brand del made in Italy.
È per questo che sta emergendo un nuovo trend tecnologico, sempre più cruciale: quello dell’headless commerce.
Il vero vantaggio competitivo sta ormai nella capacità, da parte dell’azienda, di aggregare le informazioni al proprio interno, più ancora della loro esposizione in seno ai touchpoint con il cliente finale: siano essi il proprio sito, il negozio monobrand, il  department store, la campagna social o Google Shopping.
Vanno dunque resi fruibili, in seno all’azienda e a disposizione di chiunque ne abbia bisogno (e l’autorizzazione), le giacenze sui diversi magazzini, i price point, le informazioni di prodotto, i materiali fotografici, le tabelle delle taglie, per nominarne solo alcuni.
Se questa operazione di trasparenza ‘seamless’ riguarda l’informatica interna, bisogna poi che essa diventi compatibile con le piattaforme di contatto con il cliente finale nel modo più facile possibile, qualunque esse siano.
Da qui l’esigenza di essere propriamente ‘headless’: la testa di ponte verso il cliente, da Snapchat a Taobao, può cambiare. La reperibilità in tempo reale delle informazioni commerciali e dei materiali promozionali, quella no.
Deve essere garantita.

Marc Sondermann

eBusiness Magazine Maggio 2019
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