Il fermento si diffonde

Le difficoltà intrinseche del mercato domestico e le incertezze dello scacchiere mondiale non sono certo una novità di questi giorni.
È ormai risaputo che solo chi è particolarmente accorto e riesce a utilizzare bene gli strumenti nuovi, abbinandoli in modo virtuoso a quelli comprovati, può davvero considerarsi al passo coi tempi.
Sono due però gli sviluppi che impongono un ripensamento più generale, al di là di questi fattori.
Da un lato, i brand si devono confrontare con una presenza sempre più massiccia del proprio prodotto su una pletora di canali, i più insidiosi dei quali sono sicuramente i marketplace.
Dall’altro, retailer e multibrand hanno vissuto fin troppo a lungo di rendite di posizione; capitali una volta sagacemente investiti cesseranno ben presto di essere una garanzia di reddito sine qua non.
Sembra dunque tornare con vigore un dettame antico, quasi ancestrale. In un’epoca in cui il cliente finale stesso si è dotato di uno strumento di indagine insostituibile e onnipresente, lo smartphone, due spinte contrapposte e contemporanee sembrano plasmare i consumi.
In primis, la forza pervasiva dell’emulazione regna più imperiosa che mai (vedi il fenomeno, ormai in via di saturazione, di Gucci). Grandi nomi, dotati di ingenti mezzi, possono colonizzare l’immaginario collettivo con una portata mai vista prima.
In secundis, tuttavia, chi vuole essere diverso, originale e frizzante con un’inedita messa in scena di sé esige capi particolari, ben fatti, di nicchia e, sempre più impetuosamente, ecosostenibili.
Questa seconda spinta è quella che la galassia del made in Italy deve saper coltivare e interpretare, se continua a tenere alla propria autonomia e imprenditorialità diffusa.
Gli stessi multibrand più grandi della Penisola, per anni premiati in modo clamoroso da una domanda mondiale verso il capo griffato che ha incentivato rotte commerciali parallele, non possono più limitarsi a una ripetizione pedissequa di ciò che i marchi più grandi propongono e, in modo sempre più dispotico, impongono.
È agli albori invece un movimento nuovo, che punta sulla varietà, sulla molteplicità e sulla personalizzazione.
Ben venga questa nuova ondata di pluralismo.
Per il tessuto produttivo del nostro Paese è tutta linfa vitale.

Marc Sondermann

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