Il momento della verità

In questo numero Fashion si fa, per la prima volta nel corso della storia della rivoluzione digitale in atto nel fashion system, portatrice di un’assoluta novità (vedi il servizio a pagina 13).
Dopo mesi e mesi di interviste informali, di sondaggi dietro le quinte e di dialoghi serrati con i capiazienda più importanti, il nostro giornale è in grado di esprimere una graduatoria di digital fitness sui top 33 player del settore in Italia.
La nostra classifica, elaborata dalla business unit di Digital Fashion Advisory, fondata due anni fa in seno alla casa editrice, si differenzia dalle altre (poche e vaghe) graduatorie di questo genere in circolazione per l’assoluto orientamento al valore monetario di quello che le aziende sanno esprimere in ambito digitale.
Abbiamo misurato i 33 top player lungo due assi cartesiane. Da un lato diamo l’ammontare (misurato in milioni di euro e stimato dal nostro team di consulenti) di quanto le nostre aziende fatturano sul web in e-commerce tramite il proprio e-store monobrand. Sull’altro asse raffiguriamo quanto questo fatturato e-commerce incide sul giro d’affari totale di queste stesse realtà.
Ne esce una classifica molto interessante e identificativa di quanto le imprese e i brand si siano finora dati da fare su questo nuovo e decisivo fronte.
I migliori tre (Woolrich, Philipp Plein e TwinSet) dimostrano di sapere tenere il passo con le realtà più avanzate a livello mondiale, di cui pubblichiamo alla stessa maniera i dati relativi a un panel alquanto rappresentativo.
Tutto il resto è molto indietro. C’è, in poche parole, da colmare un abisso.
Mentre Neiman Marcus è già al 29%, la Giorgio Armani, per dire, rimane ferma al 0,8%.
Sappiamo che nei nostri dati, vista l’opacità che finora ha imperato su questo tema, si può annidare nel dettaglio qualche parziale inesattezza.
Sappiamo però anche che ci azzeccano parecchio (molti ceo confermano) e che porteranno a dati ancora più precisi, esaustivi e stimolanti per tutti in futuro.
La lezione che possiamo trarre da questa lunga e illuminante operazione di studio e di trasparenza è la seguente: la partita della nostra vita noi del sistema moda italiano ce la stiamo giocando oggi.
Chi nei prossimi due, massimo tre anni saprà colmare il gap con la concorrenza internazionale avrà delle importantissime carte da giocare.
A chi rimarrà indietro non resterà invece che affidarsi a intermediari che, si sa, stanno diventando sempre più forti e monolitici, fino ai limiti del monopolio.
La differenza la fanno il coraggio nell’investire e la sapienza con cui si definisce la propria decisa azione di investimento.
Teniamo a questo proposito presente che l’e-commerce non è più un’invenzione da intuire, ma un mestiere ben esplorato, ormai standardizzato a livello internazionale.
Non serve Einstein. Servono semplicemente dei bravi idraulici di flussi digitali, che in tutto il mondo avanzato abbondano, anche se sono ovviamente ricercatissimi. Troviamoli, ingaggiamoli e facciamone buon uso.
E abbandoniamo remore che rischiano, queste sì, di inchiodarci a un passato che non ci possiamo più permettere di perpetuare.

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