Il momento di crederci

Come è ormai risaputo, la pandemia da Coronavirus si è abbattuta come una scure sulle prospettive economiche del sistema moda italiano, secondo settore economico del Paese.
L'ibernazione di gran parte della domanda globale per tre mesi, nonché la successiva ripartenza con il freno a mano tirato, ha portato una quota imponente tra brand, showroom e negozi sull'orlo del collasso.
Il Paese si appresta ad assistere alla più ampia ondata di fallimenti e conseguenti licenziamenti (che neanche l'Unione Sovietica si è sognata di abolire per legge) mai vista dal Dopoguerra ad oggi.
In questo contesto non è chiaro se la politica abbia ben messo a fuoco quanto sia centrale per la nostra bilancia dei pagamenti e per lo stesso futuro economico della Penisola e delle sue future generazioni la tenuta della Moda, forse uno degli ultimi settori rimasti in cui da noi vigono ancora le leggi del libero mercato.
È bene farlo sempre notare ai nostri amministratori, di qualunque colore politico essi siano, di alzare la voce e di inculcargli qualche tardivo insegnamento di basilare nozione economica.
Senza la Moda, il più iconico dei nostri settori economici - a cui sono legati a doppio filo anche il destino di comparti chiave come il beauty, l'eyewear, lo stesso luxury e il design - retrocediamo direttamente in Serie B tra le Nazioni industrialmente più avanzate.
Più cruciale che mai è dunque la sfida che gli imprenditori del comparto si trovano davanti.
Non bisogna abbassare la guardia, in questo momento di apparente catatonia, ma attrezzarsi per combattere, con prudenza e determinazione, le battaglie del futuro, a cui questo numero di Fashion è interamente dedicato.
Vediamole nel dettaglio.
I brand si trovano davanti a una repentina accelerazione nella battaglia di ammodernamento del modello di business. La tradizionale bravura manifatturiera, di prodotto, della nostra filiera non è più sufficiente, benché più imprescindibile che mai.
Il rapporto con i consumatori finali è destinato a disintermediarsi, per cui sarà forte chi è capace di imparare i nuovi linguaggi del marketing (incluso Tik Tok, vedi l'inchiesta a pag. 50), la vendita diretta phygital (pag. 22) nonché l'approdo digitale al più grande mercato mondiale del lusso, la Cina (pag. 54).
È vero anche che le nostre imprese non si sono tramutate dall'oggi al domani in enormi dispensatori di cash per investimenti (tutt'altro, è in atto una spietata selezione), per cui rimane essenziale specializzarsi su quello che si sa fare meglio e di affiancarsi a partner forti nelle nuove materie. Ad essi ci si deve presentare al passo coi tempi, tramite tecnologie di showroom virtuale (pag. 16) e di innovativi formati di presentazione (pag. 45).
Ma la sfida più importante, oggi, è sostenere il nostro punto di forza focale, la nostra unica metropoli, l'epicentro del sistema: Milano.
Ogni investimento, pur piccolo, deve contribuire a rafforzare questa piazza ricca di sinergie, know-how e imprenditorialità diffusa.
È in questo senso che Fashion ha stretto un'alleanza (pag. 13) con gli amici di White, Best Showroom, Camera Buyer e Camera Moda: con l'iniziativa #MilanoLovesItaly investiremo sistematicamente nel futuro del nostro fiore all'occhiello, in fase di lento risveglio, per rifare fulgere questa imprescindibile testa di ponte verso il mercato globale.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 06/2020
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