Nuovi modelli per nuovi creativi

Quest’anno abbiamo dedicato il nostro consueto numero natalizio ai 30 stilisti ‘sfidanti’ più ricchi di potenziale, professionisti che sono ormai ben più che semplici promesse sul palcoscenico internazionale.
Tra di loro, non è difficile pronosticarlo, si cela chi tra non troppo tempo, cinque o al massimo dieci anni, potrà aspirare a dirigere grandissimi marchi, siano essi oggi già blasonati o in via di entusiasmante invenzione.
Intorno a loro si costruiranno i modelli di business del futuro, che divergeranno in alcuni punti fondamentali dalla tradizionale azienda del prêt-à-porter o degli accessori come l’abbiamo conosciuta finora.
In primo luogo, muoveranno ogni loro decisione partendo dall’ascolto del cliente.
Una volta per un creativo era sufficiente captare i segnali della società contemporanea osservando con grande sensibilità il mondo, magari viaggiando nei luoghi più cool e studiando il comportamento dei giovanissimi (per quanto si discetti di Millennials, sono sempre partite da lì le tendenze planetarie). Ora non più. Per poter allineare le proprie intuizioni con le necessità di un settore che inizia a vendere alla velocità di Whatsapp, bisogna captare le esigenze del cliente in tempo reale e reagire con proposte non solo creativamente, ma anche merceologicamente adeguate, sapendo ideare capsule in linea con determinati partner, aree geografiche o segmenti di clientela.
In secondo luogo, lo sforzo comunicativo va modulato, più che su diversi canali, su diverse modalità di ingaggio, in modi estremamente variegati, ma creativamente rispettosi del dna del brand.
E proprio questo è il concetto che deve essere vissuto in modo molto più flessibile. L’approccio del mausoleo in cui imbalsamare il proprio heritage è finito una volta per tutte. Il creativo a capo di un brand deve essere una personalità più che mai portata a inventare contenuti insieme ad altri, portatori di visioni complementari alla sua ma magari pertinenti ad altri ambiti, come l’arte, la musica o le performance audiovisuali.
Il tutto all’interno di un incessante susseguirsi di fiammate mediatiche e social, armonizzate con il prodotto specifico da spingere in quel dato momento.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 12/2018
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