Piccolo è bello

Dai dati esposti da Mediobanca al primo Fashion Annual Talk organizzato pochi giorni fa dalla banca d’affari milanese risulta che, dal 2013 al 2017, le aziende del settore tra i 100 e i 900 milioni di euro di fatturato sono cresciute quasi tre volte più velocemente (+9,5%) di quelle attestate oltre i 900 milioni di giro d’affari (+3,5%).
Si tratta di un dato molto significativo per tre motivi.
Primo, perché contraddice la nozione abbastanza diffusa, particolarmente tra i fondi di private equity, secondo cui la dimensione dei 100 milioni di fatturato rappresenterebbe una specie di ‘barriera del suono’ oltre la quale le imprese del made in Italy smetterebbero di funzionare per via dei limiti manageriali delle loro proprietà.
Vi sono numerosi aneddoti a difesa di questa tesi. Ma i dati raccolti da Mediobanca su un campione di 163 aziende la smentiscono clamorosamente.
Secondo, l’agilità dell’assetto societario si conferma essere in questa fase storica un asset di primaria importanza.
Per reagire adeguatamente alla velocità con cui cambiano i mercati, le strutture snelle partono avvantaggiate. Oltre a tecnologie evolute, ormai disponibili a prezzi molto interessanti, anche la relativa facilità di accesso ai capitali può aver contribuito all’acuirsi di questo fenomeno.
Terzo, un’azienda anagraficamente più giovane è per forza di cose spesso più vicina alle sensibilità della nuova generazione.
Schemi estetici di rottura con il passato regnano, oggi, di fatto in tutti i segmenti della moda. Chi nasce con questo gusto nel dna risulta essere a tutti gli effetti più autentico, anche tramite un corretto utilizzo dello strumento social.
Nel suo insieme si presenta dunque un quadro fortemente incoraggiante per le imprese del Belpaese.
La nostra tradizionale debolezza, la piccola dimensione, sembra essersi trasformata in un formidabile atout.
Se ora anche la politica la smettesse di lanciare sassi sulle teste degli imprenditori, per esempio con improvvide iniziative che strangolano i consumi, garantendo al contrario un quadro di riforme liberali durature nel tempo, potremmo davvero tornare a spiccare il volo.
Creando quei posti di lavoro che i nostri giovani impareranno a conquistarsi sul campo.
È forse chiedere troppo?

Marc Sondermann

Fashion Magazine 04/2019
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