Pronti per ritmi forsennati

È un quadro turbolento quello che si prospetta per l'economia mondiale e, dunque, anche per l'industria dei beni voluttuari come la moda. Tra strette su manodopera e materie prime, colli di bottiglia per logistica e semilavorati nonché prezzi in lievitazione a macchia di leopardo, le incognite sono tante. I rapporti di forza in questa fase di ripartenza accelerata sono tarati, per una volta, a favore dei produttori. Tra i brand viene premiato chi ha catene del valore corte, fidate e flessibili: in poche parole, chi non ha mai smesso di credere in manifatture locali e magari ha anche saputo mettere a punto intelligenti politiche di reshoring. Non si tratta di fattori di poco conto, in un momento in cui le prospettive geopolitiche sono più che incerte. Dopo la Brexit, la sentenza anti-Bruxelles della corte suprema polacca e l'addio di Angela Merkel al cancellierato tedesco, l'impalcatura dell'Unione Europea fa percepire sinistri scricchiolii. Tra Europa e Stati Uniti, complice l'accordo AUKUS per puntellare l'Australia con sommergibili nucleari contro l'invadenza cinese, sotto la spinta francese continuano a serpeggiare logiche più consone a un braccio di ferro nel breve termine, che a un'alleanza indissolubile sul lungo periodo. E l’Estremo Oriente? È proprio da lì che proviene l'incertezza maggiore. La nuova politica estera assertiva di Xi Jinping, con tanto di minacce quotidiane all'indirizzo di Taiwan, rende difficile dimenticare la lesione degli accordi stipulati a suo tempo a tutela dell'autonomia di Hong Kong, ormai sistematicamente disattesi. Intanto l'Occidente sta cambiando registro e paventa conseguenze, mentre dal Celeste Impero giungono, per la verità, notizie di crescente ingovernabilità. Scioperi, città in lockdown, il vaccino Sinovac in parte inefficace, un potenziale effetto domino di insoluti finanziari da centinaia di miliardi di dollari intorno al colosso immobiliare Evergrande fanno percepire come anche la meccanica totalitaria di governo messa in atto dal Partito Comunista fatichi a mettere ordine in un termitaio economico il cui controllo sembra sfuggire di mano. Mentre da un lato l'economia mondiale riparte con vigore, dall'altro il quadro d'insieme si va vieppiù scollando. Per il creativo si tratta di leggere un mondo diverso, con poche barriere concettuali e sempre meno preconcetti, in cui la statuarietà dell'heritage è un peso molto difficile da reggere. Mai come adesso le novità stilistiche sono accattivanti, perché capaci di esprimere sia l'inquietudine, sia l'euforia di un vulcano globale in piena eruzione. Tutto si rinnova a una velocità ancora maggiore che in passato. Più che mai l'ascesa verticale è possibile, alla stessa stregua del tonfo abissale. Navigatori veloci, trascinanti e visionari avranno la meglio su chi tergiversa, esita e arranca. Per il sistema italiano si tratta di un'opportunità non da poco. Le dimensioni aziendali ridotte e il forte imprinting internazionale del nostro export ci favoriscono. Una certa ignoranza della nostra classe dirigente è l'unica palla al piede. Se però premiamo i talenti, intensificando la formazione, e diamo una chance alla meritocrazia, in quest'anno magico costellato di vittorie tra Europei, Olimpiadi, Nobel e classifiche musicali, l'Italia può davvero tornare a volare.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 4/2021

stats