Si impone un uso accorto del capitale

Con la secca serie di rialzi dei tassi d’interesse compiuta da parte delle più importanti banche centrali, il quadro macroeconomico globale è in breve tempo cambiato in modo fondamentale. Da un’abbondanza di capitali senza precedenti stiamo velocemente passando a un regime di dilagante aridità sui mercati finanziari. Le prime ripercussioni si sono notate fin da subito sulle valutazioni borsistiche delle Big Tech in Silicon Valley. Soprattutto i modelli di business più invasivi della privacy, come Google e Meta, ormai in odore di saturazione, hanno subito tonfi fragorosi, ma anche Amazon e Tesla viaggiano ben sotto i precedenti massimi storici. Si salva per ora, eccezion fatta per Salesforce - che deve riprendersi da una bulimia di acquisizioni - il mercato del tech b2b, che rimane imprescindibile per accompagnare le aziende nella nuova era di interazioni mirate con i clienti, nonché di gestione oculata delle risorse. Si tratta di aziende dal cash flow continuativo oggi, mentre chi prospetta utili in un lontano futuro paga pesantemente dazio. Di conseguenza si sta restringendo vertiginosamente il settore del Venture Capital, con un volume delle operazioni mondiali già dimezzato nel 2022, se paragonato al perimetro del 2021. 

E il bello, si fa per dire, deve ancora venire. Ma non finisce qui. Come è fisiologico che sia, si è aperta una corsa al credito bancario, dato per morente neanche tanto tempo fa. Per evitare crolli nelle proprie valutazioni in stile Klarna o Farfetch, numerose scale-up stanno cercando di spuntare prestiti a tassi certi, idealmente a cinque anni, per non esporre i loro investitori all’evaporazione immediata del valore di ciò che hanno acquisito in quote di capitale sociale solo pochi anni, se non mesi fa. È a questo punto solo una questione di tempo, finché non toccherà in modo deciso a un settore in Europa molto più predominante del venture capital, quello del private equity, ultimamente assai avvezzo alle vacche grasse. Anche qui gli orizzonti di remunerazione si stanno comprimendo in modo spettacolare, con un’accelerazione ancora da compiere, vista la rincorsa della Bce sui tempi antesignani della Federal Reserve americana. Come già succede oltreoceano, i lidi dell’Ipo saranno inoltre per un certo periodo egualmente invalicabili. Verranno dunque vagliati minuziosamente i portafogli che questi veicoli si portano in pancia per decidere chi merita l’erogazione del salvifico credito, e chi no. Nel campo della moda la cernita è presto fatta. Chi si è posizionato sulla qualità, sia dei manufatti, sia del modello di business, può dormire sonni tranquilli. Lusso e filiera di qualità hanno il coltello dalla parte del manico e possono, con i dovuti accorgimenti, continuare la loro corsa verso l’alto. Decisamente più incerte le prospettive degli affaristi e dei bucanieri, di cui abbiamo visto ultimamente pullulare parecchio le scene. Chi sperava in rilanci rapidi di marchi ammaccati, magari del medio di gamma, con un’importante esposizione su mercati secondari o in declino (come quello domestico), dovrà dimostrare di avere le spalle larghe. E brillare per oculatezza. Altrimenti incombe il Game Over.

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