Un primato da potenziare

Mal comune mezzo gaudio? Nient’affatto.
Mentre le luci di Londra sono offuscate dall’ombra della Brexit, New York si interroga su se stessa dopo l’ascesa di Donald Trump e Parigi continua a subire il pesante clima del dopo-attentati, Milano ha saputo sfruttare il momento di difficoltà delle rivali per dare un deciso colpo di reni e recuperare la sua posizione preminente.
Tanto si lamentava, con toni quasi disfattisti, la scelta di certe griffe di unificare le sfilate dell’uomo con quelle della donna.
In realtà questo sviluppo ha colpito altri in modo ben diverso e diametralmente opposto a noi.
Londra, per esempio, a gennaio ha visto sparire dal proprio calendario le sfilate più importanti, trovandosi aggrappata a uno sparuto gruppuscolo di outsider.
New York, mecca indiscussa dello sportswear, in altri ambiti non riesce a spiccare il volo e la centralizzazione del sistema mediatico anglosassone su alcuni grandi consumer luxury brand non la aiuta.
Parigi, si sa, proprio non riesce a conferire un congruo peso commerciale alle ricercate esegesi creative che i suoi stilisti sanno esprimere nel menswear.
Rimane, dunque, un vuoto intorno alla fervida fashion week orchestrata da Pitti Immagine e dalla Camera della Moda.
Tant’è vero che la giovane promessa Palm Angels ha sfruttato la disponibilità di spazi su Milano per traslocare da Parigi, con successo (vedi il nostro sondaggio presso i buyer).
E il roboante Philipp Plein, ben lungi dal mollare, ha raddoppiato la propria presenza in città.
Il peso specifico del sistema italiano ne esce potentemente rafforzato, come anche la corsa dei big stranieri a parteciparvi efficacemente testimonia.
Se primari protagonisti delle altre tre kermesse come Louis Vuitton, Tommy Hilfiger (vedi l’intervista) e Paul Smith scelgono di farsi vedere esplicitamente sul nostro grande hub del wholesale, il segnale è chiaro.
Bisogna solo saperlo leggere.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 3/2017
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