Un sistema alla prova del riassetto

Si preannuncia una stagione concitata negli ambienti della moda milanese.
Conti alla mano, a fronte di coloro che ce la fanno (Gucci, Moncler, Cucinelli e Valentino ne sono gli indubbi capofila) si contrappone la schiera di chi palesemente fa fatica (spiccano Ferragamo, Tod’s, Cavalli e Trussardi).
È evidente che siamo entrati in una fase in cui il triplice diktat di internazionalizzazione, innovazione e managerializzazione comporta un necessario accesso a capitali che non tutte le maison riescono a reperire senza passare per un passaggio di proprietà.
Da qui la vasta partita di Risiko che si presenta all’orizzonte.
Le ultime indiscrezioni parlano di negoziazioni in corso dietro le quinte per quote di maggioranza in Ferragamo, Versace, Trussardi, Cavalli, nonché di pacchetti minoritari sul mercato per Moncler e Philipp Plein.
In Borsa starebbe per decollare Liu Jo, Furla è pronta ai bocchi di partenza, mentre qualche fondo occhieggia goloso Woolrich.
Ovviamente si tratta solo della punta dell’iceberg.
Anche all’interno della variegata galassia di realtà di dimensioni inferiori sono in atto movimenti analoghi.
Da una parte i fondi di private equity hanno le casse stragonfie, dall’altra la fame di capitali per investire in crescita e know-how non è più procrastinabile.
Ne è il migliore esempio quanto è successo in Missoni. La celebre griffe ha un potenziale inespresso più che ragguardevole, ma sembrava saldamente in mano a una famiglia non intenzionata a vendere. Poi, poco tempo fa, la svolta con l’ingresso del Fondo Strategico Italiano con una quota del 41,2%.
Per il made in Italy tutto questo interesse del mondo finanziario è un’ottima notizia, dato che segnala quanto il sistema sia in salute e in grado di diventare prospetticamente molto più grande.
Vi è, specularmente, anche un margine di rischio non indifferente.
Da un lato, i fondi hanno spesso dato prova di poca esperienza, con un business basato su beni effimeri e volubili, quali quelli della moda. Dall’altro, la fine del quantitative easing potrebbe portare, addirittura già nel 2019, a un repentino prosciugamento delle casse di guerra.
I giochi si fanno dunque ora.
Che compri il migliore.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 10/2018
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