Un uomo nuovo

Questa tornata di presentazioni, fiere e passerelle, riassumibile essenzialmente in una doppia fashion week (quella di Firenze/Milano e quella di Parigi, il resto conta solo relativamente), ha portato alla ribalta dell’ufficialità un uomo nuovo, diverso, più decontratto che mai e anche molto più individualista.
Il lento scomparire delle convenzioni formali, fenomeno già fortemente presente nelle ultime stagioni, stavolta ha raggiunto il proprio apice, tant’è che c’è già chi si interroga su un’eventuale fine dello streetwear.
Per ora, parafrasando Mark Twain, la notizia della sua morte è grossolanamente esagerata: mai si era vista, infatti, sotto i riflettori di Milano e Parigi una tale sfilza di sneaker, felpe e magliette, sebbene ampiamente corredata – visto il savoir faire dei marchi coinvolti - da capispalla tecnici, pantaloni a vita più alta, short, innovazioni di denim e cappotti di lattice, per citare solo alcuni momenti di una trafila di proposte più variegata e originale che mai.
Albeggia dunque un modo di vestire che sta iniziando ad avere implicazioni profonde per il made in Italy. Capi della tradizione tessile e calzaturiera vengono sempre più spesso mischiati, nei look del consumatore, a icone del casualwear più spinto.
Tutto è lecito quando si tratta di far sentire a proprio agio questo nuovo uomo, più sportivo e più rilassato, ma forse anche più insicuro che nei tempi passati.
Finiti sono i giorni del power dressing. Il maschio si fa sempre più etereo e raffinato nelle sue scelte, ma al contempo più evanescente nella sua componente alfa.
Per la filiera produttiva italiana tutto ciò non è necessariamente un male. Basti pensare che due dei più grandi fenomeni della moda maschile mondiale del momento, Off-White e Stone Island, sono di fattezza italiana.
Proprio la New Guards Group di Claudio Antonioli, Davide de Giglio e Marcelo Burlon, società milanese a cui Off-White fa capo, è il miglior esempio delle nuove opportunità che si prospettano all’orizzonte.
Il saper dialogare con le nuove generazioni è diventato la chiave di volta del momento - per azzeccare sia lo stile, sia la comunicazione. Non è un caso che chi, come Claudio Antonioli, è titolare di una discoteca come di un negozio multimarca d’avanguardia, abbia saputo intercettare per primo il nuovo vento che tira, arrivando a totalizzare in pochi anni ben più di 130 milioni di fatturato. Chapeau. Si tratta di un bell’esempio di come sia tuttora possibile, al di là della megalomania dei megabrand, far crescere qualcosa di radicalmente nuovo sul nostro territorio.
Interessante è però anche, come sempre, la capacità di Miuccia Prada di saper leggere il futuro, laddove si scorge, nella sua interpretazione, un uomo post-streetwear.
Sarà questo il prossimo passo? Non è dato saperlo.
Quel che è certo, è che di sneaker ne vedremo calzare ancora tantissime - e non solo quelle delle griffe.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 9/2018
stats