Una grande community di valore

Di pari passo con l’incessante avanzare della rivoluzione digitale, il sistema artigianale-industriale su cui si fonda il made in Italy sta gradualmente cambiando pelle. 

Da una logica di filiera, in cui dominano gli imperativi della specifica e dell’allocazione di lotti, da intendersi in una mentalità di corto termine, si sta passando a una logica di rete, in cui la condivisione e il coordinamento del sapere diventano sempre più importanti.

Non più la periferia contro il centro, il committente contro il fornitore; ma una preminenza di architetture aperte, in cui trasparenza e valorizzazione reciproca si ergono a nuovi valori fondanti. 

La condivisione, anche informatica, di dati e di flussi diventa imprescindibile non solo quando si parla di politiche di sostenibilità, che ne hanno un vitale bisogno per essere reali, autentiche e impattanti, ma anche quando si parla di strategie di progettazione, di produzione e di distribuzione del prodotto, dunque di quel concerto di creatività e di intelligenza che dà vita al made in Italy in tutte le sue sfaccettature e forme.

In un momento storico in cui i colossi stranieri, in primo luogo francesi, si allargano a dismisura all’interno delle nostre catene di fornitura, soprattutto nell’alto di gamma, il mettersi in rete può essere la nuova arma segreta del nostro mondo magmatico, atomizzato e apparentemente poco amalgamabile.

Dati di stock, di progetti, di 3D, di proprietà dei semilavorati, di creatività pubblicitarie, di anagrafiche, di clienti finali: asset che, se messi al servizio di partnership di business, possono aiutare a reggere il confronto con le economie di scala che tendono a favorire i conglomerati. 

Come esempi concreti basti pensare alla condivisione di stock tra negozi multimarca, alla costituzione di marketplace per nicchie specifiche di prodotto (anche B2B), al flusso di immagini tecniche in fase di progettazione e produzione nonché di immagini e di filmati promozionali all’interno di campagne promozionali personalizzate e virali sui social network. 

Al centro di tutto ciò si erge, però, un nuovo dogma centrale: il rispetto per l’individualità e per l’essere umano, inteso come capacità di adattare il corretto utilizzo del mezzo tecnologico a un settore profondamente umanistico, e non viceversa. 

Di questo abbiamo parlato con alcuni dei più autorevoli manager e imprenditori dei mondi moda, lusso, beauty, lifestyle e tech all’interno del nostro XII CEO Roundtable, intitolato ‘Top of Tech & Italian Excellence’, riscontrando un successo di pubblico e una viralità in Rete senza precedenti. 

Crediamo fortemente che la via del fruttuoso dialogo tra made in Italy e tecnologia sia quella maestra per far risplendere e monetizzare tutto il valore intrinseco che il nostro straordinario mondo, fatto di incredibili professionalità, porta profondamente dentro di sé.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 3/2022

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